Battibecco pepato a L’Aria che Tira (La7) tra il manager Chicco Testa e lo scrittore Diego Fusaro sulla recente apertura di Starbucks a Milano. I due prima hanno un botta e risposta sulla figura di Karl Marx, una citazione irrinunciabile per Fusaro, che osserva: “Sicuramente il passato per molti versi era molto meglio del presente, non soltanto per i centri commerciali, che nemmeno vi erano, ma per la ragione ben delineata da Marx, per cui occorre porre dei limiti al capitale, altrimenti si prende tutto, cioè l’intera vita del lavoratore. Il capitale sta trasformando anche la nuda vita, la nostra relazione sentimentale che, non a caso, diventa investimento affettivo, pura merce disponibile. Oggi sta prevalendo la figura del libertino, che è la variante edonistica del liberista in ambito economico. Come il liberista attacca lo Stato per avere il piano liscio del mercato con le merci, così il libertino attacca la famiglia per avere i godimenti illimitati privi di progetto e di famiglia”. “Marx veramente era un grande libertino” – obietta Testa – “e considerava la famiglia una prigione. Sostenere che difendesse la famiglia non sta in cielo, né in terra”. Il dibattito si sposta poi sull’apertura del primo locale della nota catena americana, a cui Fusaro è contrario. “Nel 50% dei bar italiani si beve un caffè disgustoso” – commenta Testa, con cui concorda il giornalista Sergio Rizzo – “E questo succede perché viene comprato caffè di bassa qualità, non puliscono le macchine per il caffè. In Starbucks, che piaccia o no, ci sono tanti tipi diversi di caffè, provenienti da tutto il mondo. Hanno così reinventato il caffè italiano”. Fusaro ribatte: “A me invece pare che con Starbucks si abbia una colonizzazione globalista dei palati che sta di fatto spacciando un intruglio globalista che va a sostituire la qualità dei prodotti italiani. Bisogna resistere recuperando il valore della cultura italiana in primo luogo”. “Che la la gente normale ci vada, a te, che sei un democratico, non dice niente?” – controbatte Testa – “Ma perché dovete insegnare alla gente cosa deve bere?”. “Io non voglio insegnare niente a nessuno” – risponde Fusaro – “Reagisco all’opera di ortopedizzazione mondalista che a tambur battente viene fatta sui giornali, in tv, su Internet e mi propongo di reagire, ripartendo dalla valorizzazione della nostra cultura nazionale”

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