Il decreto Milleproroghe è stato approvato anche alla Camera e ora tornerà al Senato, dov’è già calendarizzato per il 16 settembre. Sul decreto il governo Conte aveva messo la prima fiducia su un provvedimento (dopo quella per avviare la legislatura). Vista la ristrettezza dei tempi (il decreto scade il 23 settembre) è molto probabile che anche a Palazzo Madama l’esecutivo ricorra al voto di fiducia. Il decreto a Montecitorio è passato con 285 voti a favore, 106 contrari e quattro astenuti. Un voto che è arrivato dopo una lunga e dura battaglia ostruzionistica condotta dal Partito Democratico che ha portato a una seduta-fiume durata tutta la notte.

Dopo il voto di fiducia, ieri pomeriggio, fino all’alba l’Aula della Camera è stata teatro di una lunga ed ininterrotta maratona oratoria a cui hanno preso parte tutti i deputati del Pd. Un atteggiamento da cui si è, invece, dissociata Forza Italia, che non ha partecipato alla votazione finale: il partito di Berlusconi non ha condiviso la battaglia ostruzionistica sul testo che è stata invece fortemente voluta dai democratici, dopo che il governo aveva posto la questione di fiducia. I big del Pd si sono esposti in prima persona, con il segretario Maurizio Martina in Aula per parecchie ore vicino all’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Il tutto per una prova di forza con cui l’opposizione ha deciso di farsi sentire: con l’obiettivo di far capire a governo e maggioranza che l’esame dei prossimi provvedimenti in Aula non sarà rose e fiori. “E’ solo l’inizio”, ha ammonito Martina Nardi.

Nelle centinaia di interventi sugli ordini del giorno e, poi, in dichiarazione di voto finale i deputati del Partito democratico hanno puntato il dito sui due punti da essi più contestati del provvedimento: il taglio di 1,6 miliardi ai fondi per le periferie e la previsione della autocertificazione per i vaccini nelle scuole. “A chi dice ‘manca l’opposizione’ chiedo di guardare le immagini di Montecitorio stanotte. I nostri deputati, da soli, in aula, a lottare contro la legge vergognosa sui vaccini. Grazie ragazzi!”, twitta Matteo Renzi; e un grazie ai deputati del Pd è arrivato dal segretario Maurizio Martina: “Sono stati giorno e notte per cercare di impedire che il governo calpesti il diritto alla salute dei bambini e lo scippo ai quartieri popolari tagliando le risorse del bando periferie”.

Per il M5s “il Pd sta facendo disinformazione a tappeto sui fondi per le periferie e sull’obbligo di ben 10 vaccini, ad oggi inalterato e su cui a breve si troverà un punto di equilibrio tra tutela reale della salute e diritto all’istruzione senza ricatti. La verità viene prima della ragione di partito”, come scrivono i deputati Giuseppe d’Ippolito, Paolo Parentela, Bianca Laura Granato e Francesco Sapia. Sul punto, tuttavia, si registra anche l’intervento di una sindaca M5s, Paola Massidda che ha scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al vice Luigi Di Maio: “Siamo molto delusi perché sentiamo tradite le nostre legittime aspettative”. Per la prima cittadina dopo l’incontro di Conte con i sindaci “non solo non si è concretizzato un percorso condiviso migliorativo e premiante per chi ha ben operato ma, allo stato, permangono tutte le preoccupazioni e le riserve in merito alle posizioni fin qui esposte e tenute dal Governo”.

Tra le altre cose da segnalare nella seduta di Montecitorio per l’approvazione la reazione dei deputati della Lega quando durante la dichiarazione di voto Francesca Flatì dei Cinquestelle ha annunciato che il reddito di cittadinanza verrà inserito nella legge di Bilancio. Mentre dai banchi del M5s si sono levati gli applausi, i leghisti sono rimasti a braccia conserte. I parlamentari del Carroccio hanno invece applaudito i passaggi del discorso di Flati critici con i governi del centrosinistra e favorevoli ai contenuti del Milleproroghe.