Sicurezza. Lotta alla criminalitàWelfare da non spartire con gli stranieri. Freno all’arrivo dei migranti. Tutti temi centrali per Viktor Orban in Ungheria, Matteo Salvini in Italia e Marine Le Pen in Francia, per fare qualche esempio in Europa. E che oggi sono in cima all’agenda anche nella civilissima Svezia, da anni considerata modello per l’integrazione e l’accoglienza di chi svedese non è. Stoccolma va al voto il 9 settembre: i consensi dei socialdemocratici che da decenni hanno le redini del potere si sono erosi dal 2014. Se allora il partito del premier Stefan Löfven – che guida la coalizione di governo insieme ai Verdi – era al 31, oggi si ferma al 24. Il più basso dal 1908. Dopo di loro ci sono i Moderati (conservatori) di Ulf Kristerssson, quattro anni fa al 23,3 e oggi al 19.

Quelli cresciuti di più, invece, sono i Democratici svedesi (Sd). Di democratico oggi c’è il nome, perché la base di ieri era neonazista. Se nel 2014 si fermavano al 12,8 oggi i sondaggi li danno al 20, alcuni anche al 23. Il loro leader Jimmie Åkesson, che con queste elezioni si candida per la quarta volta alle politiche, dal 2012 ha introdotto la “tolleranza zero” nei confronti delle frange neonazi del suo partito, che ha eliminato. Anche se c’è chi crede sia stata solo una profonda operazione di restyling e posizionamento. Le origini del partito, ricorda The Local, “affondavano nel movimento fascista Bevara Sverige svenskt (“Manteniamo la Svezia svedese”)” ma negli ultimi anni ha “preso le distanze dai gruppi razzisti attivi negli anni ’90”. Per Åkesson, che ha definito l’ideologia nazista “razzista, imperialista e violenta”, è chiaro che solo chi è democratico può entrare in Sd. Favorevole all’uscita dall’Unione europea e contro il diritto di asilo, nel 2009, in un editoriale sul quotidiano Aftonbladet ha parlato dei i musulmani come della “più grande minaccia dall’estero dopo la seconda guerra mondiale”. Motivi per cui il presidente francese Macron non considera il leader di Sd “conforme ai nostri valori” e per nostri intende europei.

L’ascesa dei populisti di Åkesson è iniziata nel 2015, quando nel paese sono arrivati oltre 160mila richiedenti asilo

Il nodo immigrazione – Ma quanto pesano realmente i crimini compiuti dagli stranieri sulla popolazione? L’agenzia del Ministero della Giustizia che si occupa di criminalità (Swedish National Council for Crime Prevention) conferma di non avere statistiche basate sulla nazionalità perché nel corso degli anni sono state considerate discriminatorie. L’ultima risale al 2005. “Le uniche statistiche che si occupano di criminalità e distinguono la provenienza sono quelle dei detenuti”, spiega a ilfattoquotidiano.it Henrik Tham, docente del dipartimento di Criminologia dell’Università di Stoccolma. E da allora a oggi la situazione immigrazione in Svezia è cambiata radicalmente. Il 17% della popolazione – 9,9 milioni, dei quali 7,3 andranno al voto – sono stranieri. L’ascesa dei populisti di Åkesson è iniziata nel 2015, quando nel paese sono arrivati oltre 160mila richiedenti asilo. Oggi in Svezia su mille abitanti 23,4 sono rifugiati. Per dare un’idea, in Germania sono 8,1 e in Italia 2,4. “La Svezia, in proporzione alla popolazione, ha accolto più richiedenti asilo di ogni altro Paese europeo negli ultimi anni. Quando tutti gli altri hanno chiuso le frontiere – continua Tham – i rifugiati sono venuti in Svezia che, alla fine ha deciso di chiudere le frontiere”

I numeri dell’immigrazione si sentono soprattutto nelle periferie delle città, dove discriminazione, reati e lotte tra i clan sono in aumento. In un paese dove, ha ricordato Die Zeit, ci sono 61 “zone fragili”, ovvero “aree in cui circa 500mila immigrati vivono per lo più isolati dal resto della popolazione”, i socialisti perdono consensi soprattutto tra la classe operaia, perché non hanno saputo dare risposte efficaci ai loro elettori a fronte delle difficoltà di gestione dell’immigrazione. L’arrivo dei rifugiati ha creato difficoltà anche all’interno del sistema scolastico – tanti dei migranti arrivati erano minori non accompagnati – e accentuato problemi già esistenti, come la mancanza di personale ospedaliero e di soluzioni abitative. E secondo il politologo dell’Università di Stoccolma Andreas Johansson Heinö, l’aumento dei consensi nei confronti dell’Sd è dovuta alla sfiducia nei partiti tradizionali e al desiderio di un “cambio di rotta”. “Immigrazione e criminalità vanno sempre assieme nella propaganda di Sd – continua Tham -. A loro interessa di più sottolineare che stupri e molestie sessuali siano collegati ai richiedenti asilo anziché puntare a ridurre reati e criminalità di cui sono responsabili gli svedesi“. La conseguenza è che “generalmente le persone credono che la criminalità sia più diffusa di quanto lo sia in realtà”. È vero che le denunce sono aumentate negli ultimi anni, specifica Tham, “ma questo è dovuto in gran parte a frodi online“.

I socialisti perdono consensi soprattutto tra la classe operaia

Lo scenario post voto – A sfidarsi alle elezioni sono essenzialmente due alleanze: quella rosso-verde attualmente in carica e quella di centro-destra guidata dai Moderati. Nessuno dei due blocchi include i Democratici Svedesi – da cui tutte le formazioni politiche finora hanno preso le distanze – che però possono diventare l’ago della bilancia (e secondo partito) perché nessuno dei due blocchi raggiungerà la maggioranza parlamentare. Lo scenario più quotato è la vittoria dell’alleanza di centro-destra, verso la quale Sd potrà astenersi. Nel sistema svedese, infatti, un governo di minoranza può rimanere in carica fino a quando non sorga una maggioranza tra i partiti opposizione, quindi un voto di astensione è considerato di sostegno passivo e non contrario. Al contrario, Sd voterebbe contro l’alleanza di centrosinistra, facendo decadere così l’ipotesi di un nuovo governo a guida socialdemocratica. E in cambio del loro appoggio al centrodestra i Democratici svedesi, che formalmente rimarranno fuori dai negoziati dei partiti, chiederanno regole più stringenti sull’immigrazione.