La Overwatch League a fine luglio ha incoronato i suoi primi campioni assoluti: i London Spitfire. La competizione ideata da Blizzard per promuovere il proprio titolo Overwatch e spingere prepotentemente sulla componente competitiva ha concluso la sua prima stagione durata poco più di sei mesi. La squadra londinese, l’unica europea presente, ha sconfitto in finale i Philadelphia Fusion nella splendida cornice del Barclays Center di New York con 22.434 spettatori accorsi nello stadio dei Brooklyn Nets per assistere dal vivo all’evento: 1 Milione di dollari il premio per i London Spitfire, 400.000 per i Fusion, ospiti speciali dello star-system americano e il tutto esaurito dal vivo.

Quasi un mese dopo, a bocce ferme, è tempo di stilare un primo bilancio della stagione e tentare di capire se è un modello vincente o da rivalutare per le prossime stagioni.

Il formato
Dodici squadre, quaranta partite per ciascuna da disputare nel corso di una stagione divisa in quattro diversi Stage, o Fasi. Due divisioni, Atlantica e Pacifica, composte da sei squadre per provenienza geografica, a presenza nettamente nordamericana in questa prima stagione: nove dal nuovo continente, una dall’Europa, una dalla Cina e una dalla Corea del Sud. Il formato è indubbiamente impegnativo per le squadre, un ritmo frenetico che mette alla prova la capacità e la rapidità di adattamento alle strategie e alle novità del gioco.

Non tutte riescono a stare al passo, alcune sono scostanti nei risultati. Un esempio sono i Boston Uprising, praticamente imbattibili nella parte centrale della stagione; ma anche gli stessi vincitori, gli Spitfire, al contrario impalpabili nelle fasi centrali ma con prestazioni da primi della classe all’inizio e, soprattutto, alla fine durante i playoff. Gli Shanghai Dragons, infine, hanno già segnato un record: nessuna vittoria e 40 sconfitte su 40 match disputati.

Il pubblico della TV
La Overwatch League non ha vissuto un trend di crescita costante nel numero di spettatori in streaming, al contrario invece è calato fase dopo fase. Secondo i dati forniti da Esport Observer la prima settimana della Fase 4 ha visto un picco massimo di 122.000 spettatori, circa il 25% in meno rispetto alla stessa settimana dello Stage 3 con 163.000. Cifre lontane dal picco massimo di quasi 400.000 spettatori e una media di 360.000 nella prima settimana della Fase 1. Eppure la Overwatch League ha rappresentato una novità assoluta nell’ambiente, la prima a cercare di applicare il modello dello sport americano all’esport.

Nella loro totalità però i numeri sono andati oltre le aspettative presentate da Blizzard alla vigilia. Motivo per cui, nonostante il calo di pubblico, l’azienda di Irvine ha raggiunto l’accordo con Disney per i diritti televisivi della competizione, ESPN inclusa. Senza dimenticare che già a inizio stagione era stato siglato un accordo da 90 Milioni di dollari con Twitch per l’esclusiva streaming. Prossimo obiettivo? il pubblico cinese.

Il franchising
Il modello NBA che non prevede promozioni e retrocessioni ma l’acquisto del proprio posto nel campionato, la “franchigia”, aveva lasciato perplessi alla vigilia, non avendo l’esport mai sperimentato tale modello di business. Il mantra era sempre stato “dalle stalle alle stelle”, a indicare che chiunque può e deve avere la possibilità di affrontare i migliori nei tornei più importanti, a prescindere dalla propria disponibilità economica.

L’Overwatch League ha trasceso questo concetto e dimostrato che non solo è possibile ma che funziona, sia per le squadre che per gli organizzatori. Activision Blizzard ha addirittura superato le stime di Wall Street, riporta The Esport Observer, incrementando il valore delle proprie azioni con un utile netto di 1,64 Miliardi di dollari: e il principale responsabile è proprio la divisione del colosso che contiene la Overwatch League e la Major League Gaming, ovvero la componente dell’azienda dedicata agli sport elettronici che, dopo una crescita del 68%, contribuisce adesso per il 6% dell’intero utile della compagnia.

Dall’altro lato per le squadre il punto di forza è invece rappresentato dal merchandising, letteralmente preso d’assalto dalle migliaia di tifosi. Merito del carattere identitario che la Overwatch League ha conferito a ogni squadra, associandola a una città ben precisa. Carattere che si rafforzerà dal 2020 quando, secondo i programmi di Blizzard, ogni squadra avrà la propria arena dove disputare gli incontri in casa, come avviene negli sport tradizionali.

Il futuro
Al momento l’OWL è un prodotto pensato per il pubblico nordamericano. Se però l’idea è conquistare appassionati in tutto il mondo è necessario pensare più in grande e l’allargamento a 18 squadre previsto per il 2019 è un segnale in tal senso: sono già arrivate le ufficialità di Atlanta, il decimo slot per il Nord America, e Guangzhou, il secondo cinese. Rumor parlano anche di Parigi per l’Europa: una mossa necessaria per proseguire nella timida espansione europea.

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