di Gianluca Failla

Lo scorso marzo ho partecipato a Berlino alla seconda conferenza europea su un fenomeno che, partito da Londra e Berlino, si sta diffondendo a macchia d’olio in Europa. Ritengo sia opportuno parlare di questo nuovo fenomeno al fine di poterlo comprendere in maniera più efficace. Come Hiv prevention coordinator per una grande charity inglese, seguo la questione in particolare per la sua diffusione nella comunità Msm, ovvero degli uomini che fanno sesso con uomini.

Questo non significa che il fenomeno coinvolga solo questa comunità, né che quanto sto per scrivere non sia d’interesse per persone di altri orientamenti sessuali e identità di genere, che potranno comunque trovare risposta ad alcune delle loro domande in questo breve articolo.

Il termine chemsex si riferisce all’uso di droghe per facilitare il sesso ed aumentarne la durata. Chemsex è distinto dall’uso di droghe che in seguito porta all’attività sessuale: il Chemsex è l’assunzione di droghe e determinati farmaci al fine di far sesso. Il fenomeno raggiunge l’occhio del pubblico generalmente quando qualcosa va storto, come nei casi di ragazzi morti per overdose.

Ricerche a lungo termine suggeriscono che i gay tendano ad usare droghe più della popolazione generale, ma uno dei maggiori studi del Regno Unito suggerisce che si tratti di un fenomeno relativamente recente che sta diventando sempre più comune anche oltre la comunità gay e facilitato dall’uso di app per incontri.

Qui a Londra, il chemsex di solito coinvolge una o più delle seguenti droghe:

1. Mefedrone (noto anche come m-cat o meow meow): in precedenza era un “euforizzante legale”, ma ora è un farmaco di classe B. È simile ad un’anfetamina e fa sentire gli utenti euforici e affettuosi. Può sovrastimolare il cuore e il sistema nervoso.

2. Ghb/ Gbl (noto anche come “G”): questi due farmaci di classe C strettamente correlati hanno un effetto anestetico rilassante che riduce le inibizioni. Possono essere molto pericolosi se mescolati con depressivi quali l’alcol, il che risulta in una combinazione a volte mortale.

3. Metamfetamina (o metanfetamina): un’anfetamina di classe A che fa sentire gli utenti esaltati e stimolati. È molto avvincente e alcune ricerche suggeriscono che può causare nel tempo danni al cervello.

Queste tre sostanze, soprattutto in combinazione, fanno sentire rilassati ed eccitati e possono rendere il sesso anale più facile e meno doloroso. Queste sostanze vengono assunte, generalmente in gruppo, per perdere le inibizioni. Le droghe ostacolano l’orgasmo ma rendono gli utenti molto eccitati, tenendoli svegli e in cerca d’incontri per periodi molto lunghi, dalle 24 ore ai tre giorni.

Il chemsex è rischioso perché immette una serie di sostanze nel corpo che possono rallentare e accelerare il battito cardiaco. Queste possono poi creare dipendenza e, dato che sono illegali, è impossibile essere sicuri di ciò che contengono. L’uso di droghe, specialmente alle feste, rende inoltre più inclini al sesso non protetto. Il rischio non è necessariamente quello dell’Hiv: spesso i partecipanti utilizzano PrEP come strumento di prevenzione, mentre c’è un forte rischio di contrarre altre malattie a trasmissione sessuale.

Gli avvertimenti più svariati sul chemsex provengono dalla stessa comunità Lgbt+ e da esperti di salute pubblica che hanno una conoscenza diretta dei suoi effetti. Il British medical journal, ad esempio, ha messo in guardia nel 2015 contro il “piccolo ma importante” aumento dei pazienti con dipendenza psicologica e fisiologica da farmaci psicotropi.

L’uso di droghe può diventare particolarmente pericoloso quando è visto come parte di una determinata scena sociale e/o quando inizia a disturbare la vita quotidiana, cosa che probabilmente farebbe una festa di tre giorni senza dormire o mangiare correttamente.

Alcuni partecipanti al chemsex sono intrappolati in un ciclo di estremo piacere e dolore, convalida e isolamento; ciò può derivare in parte dall’uso di droghe e in parte dalle altre difficoltà associate all’appartenenza a gruppi discriminati.

Silenzio, segretezza e stigmatizzazione possono impedire agli uomini nel profondo della scena del chemsex di cercare aiuto: per questo non è auspicabile un atteggiamento di condanna verso chi lo pratica. Bisogna piuttosto offrire opzioni che possano ridurre i rischi per chi, per qualsiasi motivo, ricorre alla pratica. Un possibile intervento, per esempio, può essere l’offerta di kit con aghi e cannucce di colore diverso, in modo che i partecipanti a questi incontri minimizzino il rischio di trasmettersi infezioni. A chi, invece, vuole smettere, bisogna dare accesso facilitato a un aiuto psicologico non-giudicante.