Babukar Ndolo, Musa Keita e Ibrahim Makalow vengono dal Gambia e fanno parte del centinaio di migranti ospitati nel Centro di accoglienza straordinaria (Cas) della parrocchia di Vicofaro a Pistoia. Hanno compiuto viaggi durati anni, sono stati detenuti e torturati nelle carceri libiche. Adesso studiano e sono impegnati nei progetti di formazione e di lavoro, come la pizzeria che apre ogni sabato sera, la sartoria e l’orto biologico.

A una settimana dagli spari nella notte contro Buba Seaasay (e per i quali sono stati individuati i responsabili, minori di 14 anni), uno dei migranti ospitati nella struttura, il parroco Massimo Biancalani denuncia il clima di xenofobia che si vive anche a Pistoia. “Gli ultimi fatti come quelli degli spari oppure l’uovo tirato alla ragazza sono segnali che devono farci riflettere su una certa mentalità violenta”, dichiara Don Biancalani, “Non dobbiamo addossare tutto a Salvini perché purtroppo anche nella precedente amministrazione, con Minniti, sono state fatte delle operazioni molto dure verso i migranti”, conclude Biancalani, “ci sentiamo isolati a livello ecclesiastico”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Migranti, individuati i due aggressori di Pistoia: hanno meno di 14 anni

prev
Articolo Successivo

Ostia, polemiche sullo spot con la testata di Spada. Di Pillo: “Lo ritireremo”

next