Parole crociate sotto l’ombrellone, ovvero la molteplice vita delle parole e l’ironia dell’alone semantico. Il neologismo adultescente – introdotto nel dizionario italiano nel 2014 e formato da adolescente, adulto e adolescenza – connota la condizione di eterna giovinezza e di mancato, evitato, ostacolato, scoraggiato, impedito raggiungimento dell’età adulta. Insomma il mantenimento del verde abito di Peter Pan.

I rischi di questa condizione sono evidenti già nella bruttezza del termine adultescenza. Del resto inventare qualcosa di nuovo, anche solo una parola, è veramente difficile, inventare poi qualcosa di nuovo e bello, anche in termini linguistici, è ancora più raro, basti ricordare il terribile petaloso. Cosa c’è allora dentro l’alone semantico del termine adultescenza, oltre i contenuti che volevano intenzionalmente introdurvi gli inventori del neologismo? Cosa c’è dentro quella nuvola di suoni, parole e significati che porta con sé ogni termine? Quella nuvola che ci permette i giochi di parole, l’ironia, il sogno e quindi l’apertura al pensiero.

Dentro l’adultescenza ci sono per esempio anche l’adulterato e l’adulterazione, quindi il falso e il contraffatto. Quindi l’adultescenza come una condizione permanente di frode. E quando un prodotto viene adulterato? Quando, essendo di bassa qualità viene manipolato per sembrare un prodotto di buona qualità. Nel nostro caso un soggetto in avanti con gli anni si pregia di apparire e si comporta come un ragazzino. Così, come sempre nel caso della frode del prodotto adulterato, ci si trova ad avere a che fare con un prodotto di discreto aspetto ma di scarso valore (sul piano organolettico e nutritivo) se non addirittura altamente tossico. E non è difficile immaginare la tossicità di un padre irresponsabile o di una madre eterna adolescente.

Già, perché, allo stato, il processo di adulterazione non dà più Tanguy, il protagonista eterno bambino del film di Étienne Chatiliez del 2001, che non voleva uscire di casa e, quasi quasi, neanche dal letto dei genitori. Oggi, Tanguy è uscito di casa e lavora, anzi spesso lavora tanto e soprattutto si è sposato e ha fatto anche i figli, ma magari neanche lo sa veramente che li ha fatti, li possiede come le tante cose che possiede nella sua camera-studio o nel suo armadio, roba col cartellino, ma mai usata. E se volessimo continuare il gioco, dentro l’adulterazione troveremmo anche il prodotto andato a male, cioè la putrescenza, così come anche l’adulterio e il tradimento. Insomma l’invenzione dell’adolescenza da salvaguardia di una condizione di immaturità è diventato un inganno e un tradimento estendendosi fin dove avevamo immaginato le fosse consentito.

@GiuCinque