Sembra, in questi giorni di mare e morti in mare, sentir di vivere, in Italia, in una terra abitata da due diverse popolazioni.

1. Una prima popolazione è oramai incapace di comprendere se stessa se non con assurdi accessi di sdegno nei confronti di migranti che paiono, col loro viaggio, ridurre anche un’incredibile sensazione di onnipotenza. Sembrano questi dire: meglio è mettere dei confini per ben segnalare chi siamo noi e chi solo “loro”. Quasi una reazione a un riconoscimento di sé intollerabile se non negando la “loro” appartenenza alla razza umana. Una dinamica molto simile alla follia che ha portato, in anni storici recenti, al mito della razza e all’olocausto.

Sono stato da poco in Nord Uganda, in un campo profughi del Sud Sudan, e visto con i miei occhi cosa significa, ancora oggi, vivere rinchiusi in campi in cui si sì vive in blocchi e aree (da dove vieni? Dal blocco numero sei, mi ha risposto un bambino di 10 anni) come nei campi di concentramento.

Eppure, sembra, che a questa prima popolazione non importi nulla – anzi sembrano favorevoli – a che questi esseri umani (“loro”, i migranti) vengano abbattuti sui barconi o riportati in Libia senza troppo domandarsi “che fine faranno?”. Purché non vi sia una loro traccia disturbante nell’italico suolo.

2. Vi è poi una seconda popolazione che si sente indignata dal dire di questi primi, solidale coi i migranti e che alza muri ideali nei confronti della prima popolazione: noi non siamo razzisti, non siamo come “costoro”, sembra sentir dire.

Questa seconda popolazione, nel non sentirsi uguale a “costoro”, ha dalla sua parte la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo, i cui presupposti sono stati posti a Yalta (riprendendone lo spirito del Bill of Rights della fine del 1600) e sanciti a New York dalle Nazioni Unite e poi firmati a Parigi nel 1948 dopo 50 milioni di morti (di cui la gran parte civili) che sono stati anche il prezzo pagato per fermare la follia del mito della razza nazista a cui il fascismo si era alleato senza troppi pensieri.

La Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo (…ogni individuo ha il diritto di spostarsi per trovare le migliori condizioni di vita possibili, di lasciare il proprio paese e di farvi ritorno…) e la nostra Costituzione anti fascista (bene ha fatto il presidente Sergio Mattarella a ricordarlo nel suo “non possiamo guardare altrove”) sono le parole a cui appellarsi per fare in modo che in questi periodi di calda follia si tenga fermo il punto e si possa rispondere decisi che essere antirazzisti è un valore che permette la vita e che essere razzisti una follia i cui risultati di morte si sono già visti nella storia che oggi rischia vedere nei migranti i nuovi reietti umani.

Queste parole scritte nelle più alte Carte rappresentano il meglio in termini di etica che gli esseri umani siano stati capaci di sognare per non essere più causa di morte di altri esseri umani.

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