Allo stabilimento Electrolux di Susegana, alle porte di Conegliano, lo hanno già battezzato lo “sciopero delle angurie”. I sindacati hanno deciso una manifestazione di protesta contro la direzione dell’azienda produttrice di elettrodomestici che ha risposto alla richiesta di pause per far fronte al caldo torrido all’interno degli stabilimenti con una semplice messa a disposizione di fette di angurie. Saranno anche dissetanti, ma sempre di un palliativo si tratta. E come tale la rappresentanza dei lavoratori ha rispedito al mittente, come offensiva, la proposta.

Tutto è nato dai 32 gradi di temperatura nei locali di lavoro, in particolare nelle “catene”. È così partita la richiesta di inserire pause di dieci minuti in ogni ora di lavoro oppure, in alternativa, di ridurre i ritmi produttivi. L’azienda ha replicato offrendosi di far trovare una fetta d’anguria a testa in sala-mensa. Replica sindacale: “Non se ne parla nemmeno. A tutela della salute de lavoratori non bastano le angurie”. E così è scattata subito un’ora e mezzo di sciopero, in uscita, nel turno che va dalle 14 alle 22, quello più bersagliato dal caldo. I lavoratori sono andati a casa alle 20.30. Annunciate, poi, pause autogestite. In pratica, i lavoratori hanno deciso di prendersi le soste che l’azienda non ha concesso.

In questi giorni, probabilmente a causa del caldo, le assenze per malattia sono aumentate. “La temperatura è infernale all’interno delle linee produttive e non ci è neppure consentito ridurre i ritmi, perché i pezzi che devono essere assemblati hanno una velocità di scorrimento sempre identica” fanno sapere i lavoratori. Intanto i delegati di Fim, Fiom e Uilm hanno affisso un annuncio: “Servono misure extra e non solo angurie, abbiamo scritto una lettera all’azienda”. Commento di Augustin Breda, della Fiom Cgil: “Electrolux si rifiuta di predisporre un protocollo con determinate tutele in caso di temperature eccessive. La soluzione non può essere costituita da una fetta di anguria. E così le pause ce le prendiamo noi, visto che l’azienda, contro i regolamenti, ha rifiutato di darcele”.

“C’è grande attenzione sul problema della sicurezza anche perché la provincia di Treviso si segnala negativamente per infortuni sul lavoro. I capannoni della Electrolux sono molto vecchi, non c’è impianto di condizionamento. Abbiamo voluto lanciare in segnale forte perché con queste cose non si scherza” è il commento di Enrico Botter, segretario provinciale della Fiom-Cgil. “Alle richieste dei lavoratori è stato risposto: vi possiamo dare una fetta d’anguria. Non è così che si affrontano i problemi della salute dei lavoratori”.