Botta e risposta tagliente a Omnibus (La7) tra l’economista Antonio Maria Rinaldi e il presidente della Adam Smith Society, Alessandro De Nicola, sul programma economico del governo Conte, nonché sul debito dell’Italia e sulle reazioni dei mercati finanziari. Durante l’intervento di De Nicola, che si sofferma sulla flessibilità concessa dalla Ue all’Italia, sul debito pubblico e sullo spread del nostro Paese, si leva il dissenso di Rinaldi, che obietta: “Qui non si tratta della classica flessibilità, ma di attivare quello che prevede la Golden Rule: riuscire a ottenere la possibilità di fare investimenti pubblici produttivi, scorporandoli dal deficit, il che significherebbe rilanciare l’economia”. “Lo dice lei che questo rilancerebbe l’economia” – replica De Nicola – “L’Italia è piena di investimenti pubblici che sono andati in malora”. Il presidente dell’Adam Smith Society menziona i vincoli di bilancio e aggiunge: “Bisogna fare in modo che questo deficit non sia eccessivo e che non allarmi i famosi mercati, i quali non sono delle entità sovrannaturali. I mercati sono gli investitori e i risparmiatori che, se pensano di non avere un debitore affidabile, non gli danno più i soldi. Non è che i mercati sono delle entità spaziali o i Guardiani della Galassia“. “Non credo che ci sia nel mondo un debitore pubblico più affidabile dell’Italia” – ribatte Rinaldi – “visto che abbiamo un avanzo primario da uccidere gli elefanti in corsa”. “Lo devono decidere i creditori”, replica De Nicola. “Lo sanno perfettamente, glielo posso garantire”, risponde Rinaldi. “Tant’è che lo spread è più alto”, controbatte De Nicola. “Ma lì ci sono altre dinamiche” – spiega Rinaldi – “e confidando nella sua onestà intellettuale, spero che lei lo sappia”. “Non credo ai complotti“, commenta De Nicola. “Se vede“, replica l’economista. E De Nicola insorge: “Se vede che? Ma parli in modo appropriato, non è che siamo in un film di Alberto Sordi“. Rinaldi ribadisce la sua tesi, elencando dati numerici, e chiosa: “Quel programma di governo che è stato sottoscritto da Lega e M5s dice esattamente che dobbiamo cambiare il paradigma dell’austerity nella crescita”

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