Era il 13 luglio. Quattro migranti somali si trovavano su un barcone con altri 34 connazionali al largo di Linosa. Avevano attraversato il Mediterraneo. Hanno visto arrivare le navi Protector di Frontex e Monte Sperone della guardia di finanza italiana. Forse hanno pensato che l’incubo fosse finito, che il loro viaggio fosse terminato. E si sono tuffati in mare, per raggiungere a nuoto i soccorritori. Non ci sono riusciti. E sono annegati. Lo hanno confermato alla squadra mobile di Ragusa i parenti e gli amici delle vittime. Per questo, al comandante e ai 10 componenti dell’equipaggio di scafisti, la Procura di Ragusa ha contestato anche il reato di morte come conseguenza di altro delitto. Dalle testimonianze che alcuni migranti somali hanno reso agli investigatori è emersa la ricostruzione di quel tuffo disperato. I loro compagni di viaggio sono stati salvati da due motovedette della Capitaneria di porto e di una della Guardia di finanza. Una volta a terra a Pozzallo, tre somali hanno poi riferito l’accaduto. Agli operatori italiani il compito di condurre gli accertamenti sull’identità dei migranti ricoverati in ospedale.

Nel frattempo, però, la giustizia è andata avanti. Polizia, guardia di finanza e carabinieri hanno sottoposto a fermo l’intero equipaggio del barcone. Si tratta del comandante e di 10 componenti dell’equipaggio, dotati di navigatore satellitare e bussola, accusati di avere favorito l’immigrazione di 447 migranti. Il capitano era già stato arrestato nel 2004 come scafista. Sono stati già fotosegnalati dalla Polizia Scientifica della Questura di Ragusa tutti i migranti, tra loro due nigeriani erano già stati in Italia, espulsi perché irregolari. I fermati sono Abdu Mostafa Abul Majd Arafa, di 27 anni; Abd El Gawed Mouhamed Hamed, di 20; Mohamed Faycel Mostafa, di 18; Achraf Fekre El Bahlaouane, di 28; Mohammed Sayed Mehrez, di 49; Shabeen Kamal Abdel Adim, di 29, tutti egiziani. Due siriani: Mouhamed Adnan Awad, di 38 anni, e Mouhammed Noure Hamem, di 54. Un algerino, Hamlil Youssef, di 33, e due tunisini: Kamal El Waer, 33 anni, e Ben Mohamed Nabil, di 32.

Non è stata ancora avviata, invece, la fase dei trasferimenti e dei ricollocamenti dei migranti. Dal ministero dell’Interno, al momento, non è arrivata alcuna comunicazione. I migranti ospiti dell’hotspot di Pozzallo sono 436. La direttrice dell’hotspot, Emilia Pluchinotta, nonostante l’alto numero di ospiti ritiene che “la struttura sia in grado di reggere perché le operazioni di accoglienza che da anni portiamo avanti sono collaudate”. Nel frattempo, Matteo Salvini ha confermato la linea di chiusura del governo italiano per quanto riguarda le organizzazioni non governative che operano tra l’Italia e l’Africa: “Due navi di Ong spagnole sono tornate nel Mediterraneo in attesa del loro carico di esseri umani. Risparmino tempo e denaro, i porti italiani li vedranno in cartolina” ha scritto su Twitter il titolare del Viminale, ribadendo il suo no alla concessione dei porti italiani alle navi della Ong catalana Proactiva Open Arms che si trovano al momento in zona Sar davanti alla Libia. Qui la guardia costiera del Paese africano ha intercettato ieri al largo della città di Khoms una barca diretta in Europa con a bordo 158 migranti, tra cui 34 donne e nove bambini. Lo ha reso noto la stessa guardacoste libica, secondo cui i migranti hanno ricevuto aiuti umanitari e assistenza medica e sono stati portati in un campo profughi a Khoms.