Il russo @oldLentach ha twittato una foto che ha già ricevuto più di tremila “cuoricini”. È quella che ritrae una sorridente Kolinda Grabar-Kitarovic, 47 anni, prima presidente donna della Croazia: per una volta tanto, non una di quelle vecchie e piccanti immagini in bikini che hanno spopolato su Internet ma una posa da tifosa qualsiasi, scattata da uno smartphone prima dell’inizio di Danimarca-Svezia. Kolinda indossa una maglietta sponsorizzata Nike a quadri biancorossi, che identifica la bandiera e la divisa nazionale. Sul (prosperoso) petto, dalla parte del cuore, spicca lo stemma della federazione croata Nhs. Poco ma sicuro che andrà a Soči sabato prossimo (7 luglio), per assistere al quarto di finale più palpitante del torneo mondiale: Russia-Croazia, il cui esito sarebbe certo se ci affidassimo soltanto all’algida classifica del ranking Fifa, più volte sbugiardata in questi giorni dal risultato sul campo.

Nelle gerarchie ufficiali del calcio, infatti, la Croazia batte senza problemi la Russia. La squadra di Stanislav Chernissov, prima dei calci di rigore contro la Spagna, era 70° al mondo, ultima delle squadre ammesse a Russia 2018. Ma se i croati hanno più talento, classe ed esperienza, i russi hanno dimostrato di avere più cuore: stanno infatti giocando un Mondiale al di sopra dei loro mezzi e delle attese di tecnici e degli stessi connazionali. Si difendono strenuamente. Come fecero i soldati dell’armata rossa a Stalingrado: la resistenza è nel dna russo, come la sindrome d’accerchiamento che è l’ossessione di Vladimir Putin. Dietro la Sbornaya c’è tutto un popolo entusiasta. I russi, grazie al calcio e alle zone fan, hanno scoperto il piacere di scendere per strada, di festeggiare, di abbandonarsi a qualsiasi forma di trasgressione carnevalesca in un Paese sempre più ingabbiato, dove le manifestazioni per la maggior parte sono vietate o fortemente ostacolate da cavilli, divieti, regolamentazioni pretestuose (tipo: dichiarare anticipatamente il numero esatto dei partecipanti ad un comizio).

La via Nikolskaia è diventata la fan-zona preferita dei moscotivi. Un rettangolo di libertà sia pure condizionata al tempo del Mondiale e alle norme della Fifa, che ha preteso questi spazi per i tifosi. Ma oltre le barriere che delimitano la fan-zona della via Nikolskaia, il regime continua ad esercitare il suo pugno duro contro ogni forma di dissenso. Per il giornalista e saggista Andrei Arkhangelskij, redattore culturale della rivista Ogoniok (significa Piccola luce ed è una delle pubblicazioni russe più antiche) e ricercatore specializzato in studi sui media contemporanei russi, il fenomeno di via Nikolskaja è allo stesso tempo “sintesi del carnevale e delle repressioni come know how putiniano”. Cita Erich Froom, per il quale la spontaneità sarebbe una delle conferme della nostra esistenza. Ma in Russia, sottolinea Arkhangelskij, “c’è poca spontaneità, tutto è organizzato, tutto è controllato dallo Stato”. Quel che sta succedendo in queste zone per fan viene fatto “non per motivi di controllo in sé, ma per il gusto di ‘averlo’. Per questo, ogni manifestazione della spontaneità è a peso d’oro, in quanto simbolo dell’esistenza vera e non contraffatta”. Poi, ci sono altri significati, che possono sfuggire a noi occidentali ma che per i russi hanno grossa importanza e ricordano un certo passato di stampo sovietico. Pigliamo la via Nikolskaya: va oltre la semplice toponomia moscovita, diventa uno standard politico e sociale.

Queste “strade dell’ amicizia tra i popoli” sono apparse in ogni città russa che ospita il campionato. Rammentano iniziative analoghe al tempo dell’Urss. Ma sollecitano anche creatività delle masse e auto-organizzazione della società, come Okupai Abaj e prospekt Sakharov. Il problema è che è sempre più difficile stabilirne il confine. Ormai tutti gli eventi di massa diventano politici: “E quando Dmitri Peskov, il portavoce del Cremlino e quindi di Putin, paragona la vittoria della nazionale con la gloriosa cronaca della vittoria nella Grande guerra patriottica del 1945, possiamo sottolineare l’intenzione del potere di appropriarsi della vittoria sportiva, così come della festa della Vittoria”.

Oltre le barriere di controllo che delimitano l’area della fan-zona di via Nikolskaja, il regime infatti continua imperterrito ad esercitare il suo pugno duro. Come dimostra l’episodio che è avvenuto nella notte tra lunedì 2 e martedì 3 luglio, quando sono stati arrestati nove membri del Teatr.doc., che mette in scena problemi sociali, libertà violate e soprusi (come il caso dell’avvocato Sergei Magnitsky, morto misteriosamente in prigione nel 2009, dove era finito dopo aver denunciato clamorosi casi di corruzione). Dopo lo spettacolo in cartellone (Adulti visti da fuori), attori, registi e dipendenti erano andati a fare una passeggiata lungo il boulevard Chistye Prudy. Ad un certo punto vengono circondati da un gruppo di persone che cominciano ad insultarli e ad accusarli di consumare droghe ed alcol. Poi hanno chiamato le donne per nome, dimostrando di sapere chi erano. L’attrice Tatiana Demidov viene presa a calci nello stomaco. Uno del gruppo è un poliziotto. Esibisce foto prese da Facebook in cui si riconoscono Elena e Alina Safina che distribuiscono volantini con la foto di Oleg Sentsov, il regista ucraino accusato di terrorismo (che lui respinge, dicendo d’essere vittima di un complotto), condannato a 20 anni di galera, dove sta facendo lo sciopero della fame. Tatiana e gli altri sono portati al commissariato di Basmanny. Li rilasciano il mattino dopo. L’intimidazione, al tempo del Mondiale.

In attesa dunque del cruciale – per i russi – quarto di finale contro la Croazia, il quotidiano economico Vedomosti, riporta una notizia ferale di maliziose interpretazioni, accompagnandola con una fotografia dello stadio Fisht che ospiterà la partita a Soči . Si tratta del fallimento di Agrokor, rivenditore di prodotti alimentari, la più grande società privata della Croazia (60mila dipendenti), alle prese con 3mila 69 creditori imbufaliti. Le banche statali russe Sberbank e Vtb di fatto si accollano metà del debito. Come risultato della ristrutturazione, Sberbank avrà una quota del 39%, Vtb del 7%. Nel 2015 fatturava 6,6 miliardi di euro ed aveva un utile netto di 175 milioni di Euro. Ma aveva pure le casse vuote per l’insipienza di chi la dirigeva. La Croazia ha varato una legge speciale per sostenere la società: il suo crollo causerebbe una recessione nel Paese.

La squadra croata è arrivata a Soči il 2 luglio, oggi è stato il turno di quella russa. Quanto peserà l’accordo di Zagabria con le banche del Cremlino? “A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, verrebbe di rispondere. Frase che il giovane ma già scaltro Giulio Andreotti ascoltò pronunciata da Marchetti Selvaggiani, vicario di Roma, quando nel 1939 frequentava la facoltà di Giurisprudenza all’Università lateranense. A furia di ripeterla, gliel’hanno attribuita. Ed è sempre attuale. Nel calcio, un mantra dei tifosi scettici e disincantati.