Per il momento niente di fatto, gli eurodeputati hanno respinto la proposta della commissione giuridica per l’aggiornamento delle leggi sul diritto d’autore nell’era digitale. La sessione plenaria ha respinto – con 278 voti favorevoli, 318 contrari e 31 astensioni – il testo approvato lo scorso 20 giugno dalla commissione giuridica. A Strasburgo si tornerà a parlare di copyright nella sessione plenaria di settembre, probabilmente tra il 10 e il 14.

Indubbiamente la proposta elaborata dalla commissione giuridica era molto pasticciata ed era riuscita a far infuriare sia i difensori della libertà della Rete sia i sostenitori del diritto d’autore. Infatti, dopo la votazione, il relatore Axel Voss pur dispiacendosi della bocciatura, ha anticipato che la commissione tornerà lavorare sulla proposta auspicando di riuscire a trovare una soluzione in grado di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini, ma nel contempo di aggiornare le norme sul diritto d’autore per il moderno ambiente digitale. Purtroppo, prima della votazione, pare che alcuni europarlamentari abbiano ricevuto pesanti minacce.

Chi non l’ha presa bene è Ricardo Franco Levi, presidente dell’Associazione italiana editori (Aie) che ha parlato di “una grande occasione mancata e di una sconfitta cultura, ancor prima che politica”. E ha puntato il dito contro le multinazionali del Web, accusandole di non voler assumere alcuna responsabilità, né sociale né in difesa della libertà di espressione, né legale per le violazioni dei diritti degli autori europei e di voler frenare un miglioramento che avrebbe aiutato tutta l’industria culturale. Sempre secondo Levi è paradossale che proprio queste grandi imprese si siano opposte alla modernizzazione del diritto d’autore.

Personalmente ritengo che sia possibile rendere il diritto d’autore più adeguato ai tempi attuali senza togliere libertà alla Rete. I gruppi editoriali dovrebbero accettare il cambiamento e capire che i social sono un volano e una cassa di risonanza per i giornali. Il mondo dell’editoria è completamente cambiato e lo dico da giornalista che ha sperimentato sulla propria pelle la riduzione drastica dei compensi per il lavoro redazionale. Con l’avvento del digitale gli editori si sono trovati a fronteggiare una situazione nuova e spesso non ne hanno compreso le reali dimensioni. Oggi gli editori di giornali devono fare i conti anche con i blogger esattamente come le case editrici si ritrovano a combattere con i self-publisher e l’editoria digitale.

Sono convinta che cercare di imbrigliare il cambiamento non serva a nulla, tantomeno osteggiarlo, è meglio comprendere come applicarlo e trarne beneficio per la propria dimensione. Per questo spero che gli europarlamentari riescano partorire una proposta che non metta in pericolo la libertà d’espressione o i link ma allo stesso tempo sia in grado di proteggere chi con il diritto d’autore ci lavora e ci vive.