“Io vengo considerato l’élite e Salvini il popolo. Io lavoro da quando ho 18 anni, Salvini ha fatto solo il consigliere comunale e l’europarlamentare. Certo, anche fare politica è un lavoro, ma se ci vai. Se tu non vai all’Europarlamento e ti prendi 20mila euro al mese, un problema ce l’hai. Chi è élite? Io o Salvini?”. E’ una delle stoccate dell’ex ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, al ministro dell’Interno, nel corso della trasmissione In Onda (La7). “Considero Salvini quanto di peggio c’è in termini di serietà e di capacità di fare” – continua – “Mi riferisco alla campagna elettorale quando ha preso in giro gli operai della Ideal Standard, dicendo che mi avrebbe chiamato e invece non fece niente e sparì. Tutta questa politica fatta coi videotelefonini, per come si sta mettendo la storia, è finita, perché le cose nel governo poi sono dure e difficili. Ha fermato gli sbarchi? No, quello è stato Minniti, facendo cose anche molto dure”. “Atroci e disumane“, replica il sociologo Marco Revelli. Calenda poi esprime perplessità sul decreto di dignità: “Bisognava fare un taglio gigantesco del cuneo fiscale. Abbiamo sbagliato a non farlo al posto degli 80 euro. E l’ho detto sempre. Era questa la priorità, perché induce ad assumere a tempo indeterminato. Se disincentivi i contratti a termine, creando un problema di contenzioso gigantesco con l’imprenditore, quest’ultimo non è che ti assume. Di Maio ha detto che interverrà anche sul cuneo fiscale, ma laddove esattamente non può intervenire sul cuneo fiscale, cioè selezionando le aziende che esportano e tagliandogli il cuneo fiscale” – continua – “E’ una cosa che ti insegnano dopo 3 mesi in cui stai in Parlamento. E che Di Maio non lo sappia è una cosa grave. Si presenta in conferenza stampa a Palazzo Chigi senza sapere quello che può fare e quello che non può fare. Si prendesse un capo di gabinetto“. L’ex ministro poi inciampa su un lapsus e attacca nuovamente Salvini e Di Maio, chiamandoli “Bibì e Bibò”. “E’ una dura linea di attacco che non ha rispetto per l’avversario”, osserva uno dei conduttori, Luca Telese. “No, quando Di Maio ha fatto una cosa buona, gliel’ho riconosciuta” – risponde Calenda – “Sui riders e sulla ludopatia ha fatto bene e l’ho detto pubblicamente. Le battaglie ideologiche sulla pelle dei lavoratori non le faccio”.

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