“La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute. La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile”. Al plenum del Csm, in seduta straordinaria sul tema dei rapporti di collaborazione con il Guardasigilli, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede prende in prestito le parole del capo dello Stato per ribadire l’impegno che il nuovo governo intende portare su questo fronte. Le parole del presidente della Repubblica Mattarella “lanciano un monito molto ambizioso, che come ministro della Giustizia, intendo raccogliere e portare avanti a livello nazionale ed internazionale”. Il Guardasigilli annuncia che la maggioranza di governo intende “impedire, per legge, che un magistrato che abbia svolto incarichi politici elettivi possa tornare a svolgere il ruolo di magistrato requirente o giudicante”, questo perché “garantisce un maggiore consolidamento dei principi di autonomia, imparzialità e terzietà della magistratura“. “Un magistrato ha un bagaglio di esperienza e competenza molto importante che può decidere, dedicandosi alla p0litica, di mettere al servizio della collettività – ha osservato Bonafede- Ciò detto è evidente che l’assunzione di un ruolo litico compromette irrimediabilmente la sua immagine di giudice terzo”.

Durante la seduta straordinaria del plenum ha preso per primo la parola il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini: “L’efficienza dei servizi di giustizia costituisce un valore che non deve, tuttavia, suggerire torsioni prestazionali nei riguardi dei singoli magistrati, indebite commistioni tra l’esercizio delle funzioni di valutazione e di giudizio disciplinare, ma solo favorire l’obiettivo di contribuire ad un’offerta di giustizia tempestiva e accurata. L’obiettivo ultimo è stato e dovrà essere quello di far tornare a crescere la fiducia verso la magistratura ed in definitiva sostenere e rinsaldare la legittimazione del potere giudiziario. Il Consiglio, facendo ricorso a strumenti di soft law, o di spinta gentile, si direbbe oggi, è oggi nelle condizioni di proporre analitici modelli organizzativi per il buon andamento degli uffici giudiziari. Questo lungo e complesso lavoro ascendente, di censimento delle pratiche sorte sui territori ha preparato una diffusione promossa in direzione contraria, provvedendo anche a rielaborare le migliori esperienze maturate nei distretti. Ciò ha riguardato la complessa redazione del manuale delle buone prassi, la forte evoluzione della cultura e degli strumenti tabellari, la coraggiosa circolare sull’organizzazione delle Procure. È bene ribadire che, senza la necessaria linfa vitale delle risorse umane e strumentali, la giurisdizione, fatalmente, perde terreno e smarrisce la sua missione storica di garantire i diritti fondamentali”.

“Il Paese chiede un’amministrazione della giustizia efficiente, per dare peso sempre maggiore alla sua autorevolezza, così preservando e consolidando indipendenza e autonomia dei magistrati. È evidente che il Csm si muove anche in questa prospettiva. Questa attenzione all’ organizzazione non deve tradursi in un asservimento della giustizia all’organizzazione stessa. È uno strumento prezioso ma che non può sostituire la vera finalità, che é la tutela dei diritti” ha detto Mattarella al plenum del Csm, auspicando un “dialogo autentico, sincero, franco e rispettoso delle rispettive attribuzioni” tra Csm e ministro, Mattarella ha aggiunto che l’interlocuzione “sarà volta alla qualità della risposta di giustizia in tempi ragionevoli, avendo di mira obiettivi funzionali e duraturi, senza farsi guidare da pregiudizi né dalla ricerca di consensi effimeri”. Nell’organizzazione della giustizia “è possibile realizzare innovazioni incisive utilizzando gli strumenti normativi vigenti, nella consapevolezza che gli interventi di riforma di competenza del legislatore per essere realmente efficaci devono essere attuati con lungimiranza, senza essere determinati da situazioni di emergenza“.