Fino a qualche anno fa, a contare in Formula 1 era l’aerodinamica: sessioni di test in pista e sessioni in galleria del vento permettevano ai team di sviluppare soluzioni sempre più stravaganti ma maledettamente funzionali. Le vetture dei primi anni 2000 erano sofisticatissime ed elaborate. In seguito arrivarono gli assetti rake e le soluzioni agli scarichi a contribuire alla sofisticazione aerodinamica. D’altronde il congelamento dei motori aspirati non permetteva sviluppi se non solo in quella direzione.

Ora con l’introduzione, già da qualche anno, della tecnologia ibrida endotermica/elettrica i motori sono diventati l’elemento fondamentale su cui basare la ricerca e di conseguenza la prestazione. La ricerca aerodinamica non è certo stata abbandonata, ma a rendere i motori ancor più importanti è stata una regola che rappresenta una stortura concettuale in Formula 1, ovvero: la limitazione a sole tre unità motrici per tutta l’intera stagione.

La categoria della massima ricerca e sviluppo automobilistica costretta a ricercare non più la prestazione pura ma principalmente l’affidabilità con conseguenze sullo spettacolo e sulla comprensione dei valori in pista sempre peggiori.

Lo dimostra l’ultimo Gp del Canada. La Ferrari con il motore fresco ed evoluto che poteva spingere sul gas, al contrario di una Mercedes che con l’unità appesantita di km doveva correre in modo conservativo. La Red Bull poi, come valutarla? Essendo in mezzo a due team che hanno intrapreso strategie d’utilizzo diverse dei propri motori, come stimare il suo potenziale essendo saltati tutti i riferimenti effettivi delle potenze e delle efficienze?

Assurdo vedere una Formula 1 così fortemente condizionata dall’utilizzo e dal chilometraggio dei motori. Bastavano già le gomme a rendere sempre più imprevedibile e far saltare continuamente i valori in pista. La variabile era capire con quale gomma si corresse in quella determinata pista, ora abbiamo aggiunto anche la variabile di quanti chilometri ha percorso quel team o l’altro.

Insomma se si vuole continuare a perdere sempre più pubblico ci siamo messi sulla strada… pardon… sulla pista giusta.

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