Decoro, lavori pubblici e trasporti. Ovvero: Pinuccia Montanari, Margherita Gatta e Linda Meleo. Tre competenze, tre nomi sul banco degli imputati. Virginia Raggi non ha preso bene le nette sconfitte nei municipi. Specialmente quella occorsa a Montesacro, dove la sindaca ci aveva messo personalmente la faccia, sostenendo la già sfiduciata Roberta Capoccioni. Non che ci si aspettasse di vincere, ma l’obiettivo di arrivare al ballottaggio in entrambi i parlamentini o di provare a rendere difficile la vita ai competitor pareva comunque alla portata. Invece, è andato tutto storto. Così, sulla sua scrivania in Campidoglio sono arrivate le tre teste da far saltare, portate sul più classico dei vassoi d’argento dal capogruppo pentastellato, Paolo Ferrara. I nomi degli assessori sono quelli da tempo invisi ai consiglieri. E il vertice ristretto del primo pomeriggio di ieri ne ha confermato l’identikit. Unico grande problema: si tratta di tre donne, per cui sarà difficile risolvere a breve la questione delle quote rosa senza scompaginare gli assetti di tutta la squadra di governo. “Vedremo con calma. La composizione della Giunta spetta alla sindaca”, ha detto Ferrara a ilfattoquotidiano.it.

LA RIUNIONE RISTRETTA – Quel che è certo è che il pallino, nel bene e nel male, è in mano a Virginia Raggi. “Non è lei l’osservata speciale, semmai il contrario”, si affrettano a dire dalla stanza dei bottoni. E sarebbe stata proprio la sindaca, a urne chiuse e risultati acquisiti, a volere un confronto con i consiglieri più influenti, a cominciare da Paolo Ferrara (fra l’altro molto vicino a Capoccioni). Cos’è che non è andato? I trasporti, innanzitutto, le cui vicissitudini sono culminate con il disastro operativo sulla metro B avvenuto venerdì, linea che beffardamente collega da una parte all’altra della città proprio i due municipi al voto. Quindi la questione decoro e rifiuti, con la mancanza di pianificazione per la chiusura del tmb Salario che sta tanto a cuore ai comitati della terza circoscrizione; poi le solite “buche”, con il nuovo asfalto sperimentato troppo tardi dall’assessora Gatta sfaldatosi sotto gli occhi dei cittadini elettori. E ancora, le tante istanze di quella “base” che ormai non verrebbe più coinvolta adeguatamente nelle istanze di governo. Segnali che vanno colti, il prima possibile, perché tre anni passano veloci e di questo passo la disaffezione del popolo pentastellato, l’avanzata della destra e la riorganizzazione del centrosinistra potrebbero mettere a rischio la conferma del M5S in Campidoglio. “Roma ha deciso di affondare per mano dei soliti noti”, ha commentato a caldo la consigliera regionale Francesca De Vito, per poi in serata spiegare che “si ricomincia a lavorare con i tavoli e gli attivisti”. Sarà questa la chiave?

FERRARA FA AUTOCRITICA, RAGGI ASSECONDA – Di certo, la parola d’ordine è “autocritica”. “Dobbiamo tornare nei territori”, ammette su Facebook il capogruppo Ferrara, concetto confermato anche a ilfattoquotidiano.it. “Ci siamo chiusi nelle nostre stanze – ci dice l’esponente ostiense – non per non lavorare, ma perché far ripartire la città ci porta via tanto tempo. Ma forse abbiamo trascurato le principali istanze nei cittadini. Torniamo a farci vedere, torniamo a spiegare alle persone quello che stiamo facendo e come lo stiamo facendo. La sconfitta è sotto gli occhi di tutti, ci sarebbero mille giustificazioni, ma i cittadini hanno sempre ragione”. E il rimpasto? “Pensiamo a lavorare, sono decisioni che spettano alla sindaca”, risponde Ferrara. E in effetti la linea viene confermata anche da Raggi in un tweet inequivocabile: “Ripartiamo dal territorio. I cittadini vanno sempre ascoltati. Seguiremo loro indicazioni: ci impegneremo di più su decoro, lavori pubblici e trasporti”. Anche Enrico Stefano, presidente della Commissione Trasporti, fa eco: “Forse dobbiamo comunicare meglio quello che stiamo facendo”.

FRA RIMPASTO E MUNICIPI – La parola “rimpasto” non è molto amata dalle parti di Palazzo Senatorio. Ricorda un concetto da “vecchia politica”, dove si cercava di rivedere gli assetti in base agli esiti elettori. Forse “cambio di passo” è la locuzione più adeguata ai tempi. Ma sempre di porte girevoli si tratta. Come detto, però, giocare a figurine con la Giunta non è semplice. Al momento, Raggi esclusa, ci sono 5 uomini e 6 donne, dunque potrebbe non essere impossibile far uscire Linda Meleo per far spazio a Enrico Stefano, come quest’ultimo si dice chieda da tempo. Bisogna però attenere l’esito del concordato Atac. Più complicato far uscire Montanari (che aveva già preso il posto di Muraro) e Gatta, quest’ultima più volte blindata dalla sindaca anche se invisa ai consiglieri. C’è poi un tema che riguarda i municipi, o almeno i restanti 11 a guida grillina. La sindaca lamenta un forte immobilismo da parte dei parlamentini sui temi cruciali – decoro urbano e politiche sociali – e avrebbe chiesto un maggiore impegno ai presidenti, che in molti territori devono avere a che fare con l’inesperienza e con forti tensioni interne alle rispettive maggioranze. Cosa che di certo non agevola il lavoro della prima cittadina.