A quasi anno dalla conquista della Stalingrado d’Italia, Sesto San Giovanni, il centrodestra tenta l’assalto a un’altra roccaforte Pd in Lombardia: Brescia. Domenica la forzista Paola Vilardi sfiderà il sindaco uscente Emilio Del Bono nella corsa alla Loggia: sarà la prova più significativa tra i 103 Comuni lombardi chiamati al voto. Il centrodestra, compatto nonostante la scelta del candidato non sia caduta su un leghista, è forte del 40,8 per cento alle Politiche e del 54,6 per cento alle regionali ottenuti il 4 marzo nel capoluogo. Del Bono però è riuscito a riunire intorno al Pd altre cinque liste, compresa “Sinistra a Brescia” che include Leu e Verdi, e punta sui suoi 5 anni di amministrazione per invertire il trend nazionale e regionale. Più dura la rincorsa del Movimento 5 stelle che candida l’imprenditore Guido Ghidini per provare a recuperare dal 18,2 per cento (14,9 alle regionali) di due mesi fa.

Nel 2013 il centrosinistra conquistò 20 posti su 32 in consiglio comunale. Il campione di preferenze con 1477 voti fu però il leghista Fabio Rolfi, fresco di nomina ad assessore all’Agricoltura della Giunta di Attilio Fontana. Così la scelta del candidato sindaco nel centrodestra è ricaduta sull’avvocata azzurra Vilardi, 54 anni e una lunga esperienza nelle istituzioni cittadine, compreso l’assessorato all’Urbanistica nell’ultima amministrazione di centrodestra (2008-2013). Su Brescia si sono spesi nomi pesanti del centrodestra, da Giovanni Toti a Giorgia Meloni, passando per Mariastella Gelmini. E ovviamente Matteo Salvini, annunciato in città venerdì 8 giugno con lo slogan: “Vengo per fare pulizia dei clandestini”.

Vilardi infatti ha rispolverato la “tolleranza zero” per opporsi al sindaco uscente Del Bono. “Brescia è la città dei clandestini che spacciano – ha detto in un’intervista a Bresciaoggi – servono scelte coraggiose che Del Bono non ha fatto: noi ripetiamo tolleranza zero”. Sicurezza e pugno di ferro nei confronti degli stranieri sono al centro del suo programma, in cui si parla anche di Daspo urbano e addio allo Sprar. Poi c’è la richiesta di ripristinare la sede della Polizia Locale nella stazione, luogo cardine delle polemiche. Un’idea peraltro condivisa anche da centrosinistra e Cinquestelle. Tra le dichiarazioni d’intenti ci sono però anche i temi classici di Forza Italia: più aiuti alle famiglie – tra bonus mamma e asili nido gratis – e ai commercianti. Ai negozianti del centro piace in particolare la proposta della Vilardi di promuovere parcheggi gratuiti e ztl più elastiche, anche se sono idee in controtendenza rispetto all’obiettivo di ridurre lo smog in città.

A Brescia infatti l’inquinamento è il tema su cui, insieme alla percezione di insicurezza, si gioca la campagna elettorale. Parlare di ambiente vuol dire innanzitutto parlare di Caffaro, la fabbrica che ha inquinato di Pcb, diossine, metalli pesanti e solventi quasi 700 ettari di città. Ed è uno dei punti su cui Del Bono può rivendicare alcuni successi, a partire da quei 60 milioni di euro recuperati per le bonifiche. L’attuale inquilino della Loggia tenta di invertire il trend nazionale portando avanti l’idea che servono altri cinque anni per “chiudere il cerchio” del suo operato.

E infatti c’è anche l’ambiente al centro di una campagna elettorale in cui ha elencato le “tante cose fatte”, partendo appunto dal dimezzamento del cemento in arrivo sulla città, dal successo della raccolta differenziata e dall’inizio, seppur zoppicante, delle bonifiche. Sul fronte infrastrutture l’ultimo lustro ha visto poi l’arrivo della Tav in città, la rinascita di via Milano e l’ultima conquista arrivata ad hoc prima delle urne: la realizzazione del Palaleonessa, il palazzetto per il basket che quest’anno è arrivato fino alla semifinale scudetto. “La città è tornata attrattiva”, ha rivendicato Del Bono in una lunga intervista al Corriere di Brescia.

Gli avversari gli ricordano alcune promesse mancate, dalla celerità nelle bonifiche al programma sullo smaltimento rifiuti, e ovviamente cavalcano i temi sui quali c’è più insofferenza in città, dal tema migranti al commercio. Ma se il centrodestra sembra lanciato guardando all’esito di politiche e regionali, altrettanto non dicono gli ultimi sondaggi a disposizione. Le rilevazioni, almeno al primo turno, collocano Del Bono tra il 44 e il 48%, mentre Vilardi insegue con un consenso che va dal 42 al 46% a seconda degli istituti. Segno che il sindaco uscente è riuscito a liberarsi del tracollo nazionale del Pd e farsi giudicare sul suo operato.

Chi invece viene relegato dai sondaggi al ruolo di terza forza è il M5s, stimato addirittura sotto il 10 per cento. Il Movimento ha scelto come candidato Ghidini, uomo più da volontariato che da Vaffa Days: di professione fa l’artigiano, rappresenta i ceti produttivi e al primo cittadino Del Bono dà perfino la sufficienza. La sua grande battaglia è sull’ambiente, dallo smantellamento della “terza linea del termoutilizzatore”, come ha spiegato al Corriere di Brescia, fino alla raccolta differenziata “porta a porta” e all’allargamento delle ztl. Poi c’è la proposta del bonus bici per i dipendenti comunali: “25 centesimi al chilometro per chi usa le due ruote per andare a lavoro”. Infine, la ricetta sulla questione sicurezza “che è stata oggetto di speculazione”: più spazi pubblici controllati dai residenti.

I voti degli elettori M5s rischiano in realtà di essere decisivi soprattutto in un eventuale secondo turno, per far pendere l’ago della bilancia del ballottaggio verso il centrosinistra o il centrodestra. Anche perché le altre forze in campo sono invece deboli e parcellizzate. Da una parte Potere al popolo e il resto della sinistra non sono riuscite a trovare un accordo per avere un candidato unico, così come anche Casapound, Forza Nuova e la lista Pro Brixia corrono divise.