Il Comune di Firenze non ha concesso il proprio patrocinio al Toscana Pride, la manifestazione dell’orgoglio gay che quest’anno si svolge il 16 giugno a Siena, in piazza del Campo. Nell’aula di Palazzo Vecchio il Partito democratico ha infatti bocciato la richiesta presentata dal gruppo “Firenze riparte a sinistra” e sottoscritta anche da Mdp e Movimento 5 stelle.

Dopo le grandi polemiche per le parole del neo-ministro della Famiglia nel governo gialloverde Lorenzo Fontana – le famiglie arcobaleno “per la legge non esistono” – il Pd si è ritrovato a votare insieme a Forza Italia e Fratelli d’Italia contro il patrocinio. Era già successo l’anno scorso nella città del sindaco renziano Dario Nardella. Lo stesso che solo un mese fa aveva proposto di dare la precedenza a chi viveva in Regione da più tempo nell’accesso alle case popolari: una sorta di America First in salsa toscana.

Il patrocinio al gay pride è stato invece concesso dalla Regione e dal suo governatore Enrico Rossi, come da molti comuni guidati dai dem, da altre formazioni di sinistra e dai Cinquestelle. A Firenze invece hanno votato no, andando tra l’altro contro un ordine del giorno approvato dall’assemblea nazionale di maggio, in cui era stata decisa l’adesione del Pd all’Onda Pride 2018.

Paradossale è pure il fatto che, nello stesso giorno, il sindaco Nardella abbia anche annunciato che il suo Comune riconoscerà i figli delle coppie omosessuali. “Credo che questo atto come quello di molti altri colleghi sindaci, sia il segno di riconoscere prima di tutto attenzione verso le persone, perché la realtà della società civile ci pone davanti responsabilità dalle quali non possiamo scappare“, ha affermato Nardella. Poi però la retromarcia sul gay pride che per ora resta senza una spiegazione e ha scatenato molte polemiche sui social.

Firenze non è il primo ente pubblico a negare il patrocinio a un gay pride. E’ una scelta che il sindaco Nardella condivide per esempio con il suo collega leghista di Novara, Alessandro Canelli, il quale ha definito la manifestazione una “inutile ostentazione di tipo simbolico-folkloristico“. Ma c’è un altro precedente sempre in seno al centrosinistra. E’ quello del presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi. Lui ha definito il Dolomiti Pride del 9 giugno come “folklore ed esibizionismo” e deciso di non affiancare il logo del Trentino a quello della manifestazione per i diritti Lgbtgi.