Forse più di tutti è rimasto celebre il cardinale Ercole Consalvi. A Napoleone Bonaparte che voleva distruggere la Chiesa, il Segretario di Stato di Pio VII disse: “Maestà, fareste una fatica inutile. Sareste vinto. Non siamo riusciti noi, noi preti, noi cristiani, con le nostre debolezze, con le nostre infedeltà, a distruggere la Chiesa! E vorreste riuscirci voi?”. Il volume Segretari di Stato (Pieraldo Editore), scritto da don Pino Esposito e curato da Luca Caruso, ripercorre le vite dei 56 primi collaboratori dei Pontefici. Da Scipione Caffarelli Borghese, che per primo ricoprì l’incarico di Segretario di Stato, dal 1605 al 1621, agli ultimi tre suoi colleghi tuttora viventi: Angelo Sodano, Tarcisio Bertone e Pietro Parolin attualmente in carica.

Nel suo prezioso lavoro, Esposito colma una lacuna importante nella storia della Chiesa di Roma contribuendo a far luce su pagine ancora inesplorate dei rapporti tra la Santa Sede e il resto del pianeta. Se, infatti, il Vaticano è lo Stato più piccolo del mondo, la sua diplomazia ha un’autorevolezza che forse non ha eguali nel globo. Basta ripercorrere il contributo determinante di San Giovanni XXIII alla fine pacifica della crisi dei missili di Cuba, nel 1962, quando il rischio di una guerra tra gli Usa e l’ex Unione Sovietica fu altissimo. Ma anche la prima volta di un Papa all’Onu, nel 1965, quando Paolo VI, prossimo santo, parlò ai rappresentati delle Nazioni Unite in nome di quella Chiesa “esperta in umanità”.

Ancor più eloquente è stato il contribuito di San Giovanni Paolo II sullo scenario geopolitico mondiale: dalla caduta del Muro di Berlino, nel 1989, alla prima volta di un Papa a Cuba, nel 1998. Così come il prezioso lavoro per favorire la pace in Medio Oriente di Benedetto XVI e oggi di Francesco con i suoi ripetuti appelli e gesti concreti per “l’amata e martoriata Siria”. E il notevole aiuto ai migranti che fuggono dalle violenze, dalla fame e dalle guerre. Senza dimenticare il fondamentale contributo alla riconciliazione in Colombia e in Corea. Accanto ai Pontefici di ieri e di oggi i Segretari di Stato sono sempre stati un passo indietro, ma pronti con la loro capacità diplomatica a mediare questioni assai spinose.

Non è certo un caso se il disgelo tra gli Usa e Cuba è stato firmato proprio davanti all’attuale “primo ministro” di Papa Francesco, il cardinale Parolin, come a voler chiedere al Vaticano di farsi garante di quello storico accordo. Così come non si possono non evidenziare le grandi capacità diplomatiche di monsignor Giovanni Battista Montini, prezioso braccio destro di Pio XII come sostituto per gli affari generali della Segretaria di Stato, l’equivalente di un ministro dell’Interno. Non vanno nemmeno dimenticate figure di primissimo livello che hanno affiancato i Pontefici in tempi recenti: da Domenico Tardini ad Amleto Giovanni Cicognani con Roncalli; a Jean-Marie Villot con Montini; fino ad Agostino Casaroli nella prima parte del lungo pontificato di Wojtyla.

“L’attività diplomatica della Santa Sede – ha spiegato il cardinale Parolin – risponde in maniera coerente alle esigenze di concordia tra i popoli e di libertà della Chiesa. Ascoltandone la voce nei molteplici luoghi dell’attività diplomatica, si coglie che la Santa Sede non è portatrice di istanze valide solo per i cattolici o anche per quanti professano un credo o una visione religiosa, ma sposa la causa dell’uomo, dei suoi diritti e libertà. E lo fa in modo consapevole”.

Secondo l’attuale Segretario di Stato, infatti, “per poter cogliere come la diplomazia pontificia si confronti con l’oggi e con il futuro delle relazioni internazionali sono sufficienti alcune immagini che mantengono evidentemente una sola funzione esemplificativa. Si tratta, infatti, di stabilire contatti per aiutare il mondo moderno a risolvere i tanti problemi, a volte contraddittori, e a realizzare quella pace dinamica e costruttiva centrata sul riconoscimento e sulla promozione dei valori umani, dei diritti fondamentali e dello sviluppo delle società”.