La finora inedita alleanza di governo tra Lega e Movimento 5 stelle ha colto di sorpresa non pochi commentatori e cittadini. È una alleanza sensata? Dice qualcosa su questi due partiti?

La prima considerazione da fare è che sia la Lega che l’M5s rifiutano di collocarsi sul tradizionale asse destra-sinistra. La Lega in quanto partito che ambisce a rappresentare soprattutto le istanze dei cittadini delle regioni settentrionali (“prima il Nord”), prescindendo dalla classe sociale di appartenenza. Il M5s in quanto partito o movimento di vedute a suo dire più moderne, situato “oltre” le divisioni tradizionali di destra e sinistra.

Sia la Lega che il M5S hanno un elettorato composito e hanno attratto elettori appartenenti a classi sociali diverse, tradizionalmente rappresentate da partiti diversi, di destra e di sinistra. L’elettorato composito sottintende una posizione politica ambigua perché il reale superamento della dicotomia destra-sinistra richiederebbe una teorizzazione nuova, chiara ed esplicita, che al momento nessuno ha realmente tentato e che forse non è neppure effettivamente possibile: cioè forse non c’è un “oltre” a destra e sinistra ma soltanto un loro aggiornamento.

La prima cosa che ci si può aspettare da due forze politiche che rispondono ad elettorati compositi è che in caso di alleanza (tra loro o con terzi partiti) deluderanno una parte dei loro elettori. Un governo M5s-Pd avrebbe deluso metà degli elettori del M5s (e non pochi del Pd, per motivi diversi); un governo M5s-Lega ne delude l’altra metà. Anche gli elettori della Lega non possono essere interamente soddisfatti dell’alleanza col M5s, ad esempio perché il reddito di cittadinanza ha maggior interesse per i cittadini del Meridione, che soffrono di un più elevato il tasso di disoccupazione.

L’insoddisfazione di una parte dell’elettorato dei due partiti è inevitabile; ciò che stupisce è la meraviglia di quegli elettori che avevano veramente creduto che nel M5s fossero coltivati o coltivabili valori “di sinistra”. Il M5s ha fatto una propaganda ambigua e ha detto tutto e il contrario di tutto, nei MeetUp e per bocca dei suoi vari portavoce, garanti e proprietari. L’ambiguità non è di sinistra, non per ragioni morali ma di convenienza politica.

Un partito di sinistra ambisce a rappresentare le istanze dei gruppi maggioritari della popolazione. Può fallire nel tentativo ed essere abbandonato dagli elettori – come è accaduto al Pd di Matteo Renzi, nel quale peraltro non era rimasto molto della sinistra – ma il suo primo interesse è esplicitare nella propaganda la sua posizione, perché in buona o in mala fede la ritiene condivisibile da parte della maggioranza dei cittadini. Un partito di destra, al contrario, rappresenta prima di tutto le istanze di gruppi minoritari e non ha nessun interesse a esplicitarle: gli conviene una propaganda ambigua, né di destra né di sinistra, ma “oltre”. Alternativamente, un partito di destra può richiamarsi (a torto o a ragione) a idee, sentimenti e interessi trasversali alle classi sociali: il nord per la Lega, oppure la religione per la vecchia Dc (ma anche per Silvio Berlusconi), l’onestà per M5s (ma anche per la Lega di “Roma ladrona” e per Berlusconi, “già ricco di suo”).

Dagli intellettuali di sinistra che hanno dichiarato simpatia per il M5s ci si poteva aspettare un minimo di scaltrezza in più. Non era forse impossibile tirare il M5s verso sinistra (deludendo comunque i suoi vertici e metà del suo elettorato) in una alleanza col Pd e con LeU; ma certamente l’alleanza presentava ostacoli maggiori di quella con la Lega, ad esempio perché la politica economica del M5s è completamente implausibile e un compromesso tra due implausibili è più facile di uno tra plausibile e implausibile (ovvero: Matteo Salvini rinuncia alla flat tax e in cambio Luigi Di Maio rinuncia al reddito di cittadinanza: entrambi sanno che ciascuna misura farebbe fallire lo Stato, quindi meglio rinunciarvi e dire all’elettore che l’altro non voleva). Un altro esempio di grave ostacolo al dialogo tra Pd e M5s è la cieca furia iconoclasta che M5s ha rivolto contro il sindacato e contro gli stessi lavoratori (specialmente se dipendenti dello Stato) un boccone duro da inghiottire per un partito anche solo nominalmente di sinistra.

Ad ogni modo il governo M5S-Lega – che a me non piace – non è inutile: quanto meno costringe i due contraenti a uscire dall’ambiguità, cosa importante per i loro elettori. Inoltre ha già messo in crisi Berlusconi e ha imposto al Pd una riflessione critica potenzialmente costruttiva.