Il governo, dopo innumerevoli esitazioni, ha finalmente trasmesso alle Camere il decreto di adeguamento nazionale al regolamento europeo sulla privacy. Un decreto che, in verità, migliora di molto la “brutta” versione che era circolata all’indomani dell’approvazione preliminare da parte del governo, il 21 marzo scorso.

Il Fatto quotidiano, peraltro, si è occupato estensivamente dell’iter della norma con diversi articoli. Eppure, anche in questa che, presumibilmente, sarà la versione che il governo varerà definitivamente nei prossimi giorni, al fine di rispettare da un lato la scadenza prevista dalla legge delega (il 21 maggio), e dall’altro il termine del 25 maggio, c’è qualcosa che non quadra. Si tratta delle violazioni penali della privacy compiute sino al 25 maggio 2018.

Grazie infatti a due norme inserite nella prima stesura, ma non modificate dal governo nella meritoria opera di revisione successiva, chi ha violato la privacy anche in maniera massiva, non avrà alcuna conseguenza, se non il pagamento di pochi spiccioli. E’ la conseguenza dell’introduzione di quelli che sono gli articoli 24 e 25 dell’articolato normativo.

In pratica, chi si è reso responsabile di violazioni penali della privacy fino ad oggi, praticamente andrà esente da pena, mentre chi li compirà (anche dal punto di vista amministrativo e non solo penale) da ora in poi non solo si esporrà a “multe” fino a venti milioni di euro, ma non avrà nemmeno la possibilità di accedere ad una definizione agevolata delle eventuali violazioni.

Le norme originariamente depenalizzate in toto, risolte in parte dal governo con l’introduzione di nuovi reati, infatti inspiegabilmente trasformano gli illeciti penali compiuti fino al 25 maggio in illeciti amministrativi e prevedono che la pena si trasformi in pena pecuniaria, parametrando l’entità economica della sanzione ai criteri previsti dall’art 135 del codice penale.

La norma prevede la somma di 250 euro al giorno come criterio di ragguaglio rispetto alla pena detentiva. Non solo , l’art 25, 5 comma del decreto, prevede oltre tutto il pagamento agevolato in misura ridotta anche di quella sanzione minima indicata dall’art 135 del codice penale.

E, se c’è stata condanna, la stessa viene revocata. Tutto ciò vale solo per il passato.

La possibilità di “oblare” non è invece stata inserita nel decreto per le violazioni successive, in ragione del fatto che la norma europea prevederebbe solo l’entità massima (fino al 4 per cento del fatturato o 10 ( o venti) milioni di euro, e non quella minima, che funge da base necessaria nell’irrogazione della sanzione amministrativa per il calcolo della definizione agevolata.

Quindi da ora in poi la norma prevede sanzioni fino a venti milioni di euro, senza che ne sia definito un minimo, e senza quindi che possa operare per qualsiasi cittadino la definizione agevolata delle sanzioni amministrative. Questo non vale per chi ha compiuto violazioni molto gravi sino ad oggi.

E’ il colpo di spugna effettivo alle violazioni penali pregresse della privacy, mentre fra le altre cose, pendono diversi procedimenti penali nei tribunali italiani relativi alle violazioni penali della privacy. Insomma, stando a quanto previsto nel decreto, violare la privacy sino ad oggi in pratica è convenuto.

Per quale motivo, ed in base a quali valutazioni, il governo ha deciso di varare il condono tombale sulla privacy?