Noto una variazione sul tema del pensiero politico del M5s, anzi forse una virata, anzi direi meglio una inversione a U: dal “contro tutti” al “ci va bene tutto”. Il via libera di Luigi Di Maio a Silvio Berlusconi (sì, bla bla bla, solo per l’appoggio esterno), arriva dopo una serie ondivaga di aperture alla Lega prima e al Partito democratico poi.

Tutti danno ormai per scontato un governo Lega-M5s, pare che ora il problema siano solo le poltrone: chi fa il presidente del Consiglio, chi il ministro degli Esteri, chi quello dell’Interni, quanti vice-ministri e sottosegretari toccano all’uno o all’altro. Ci siamo. Se l’accordo andasse definitivamente in porto, Pd e LeU sarebbero, di fatto, l’unica opposizione parlamentare.

Premetto che la notizia non mi rallegra affatto, anche perché questo triste epilogo non è che la rappresentazione di un Paese che si sposta sempre più a destra. Non ho molto capito chi nel Pd sembra invece aver colto la notizia con un certo (non molto mascherato) entusiasmo. Cioè, in realtà lo capisco. Tatticamente essere l’unica opposizione può rappresentare un vantaggio: Flat tax, Reddito di cittadinanza e contenimento dell’Iva non sono possibili contemporaneamente, qualcuno dovrà pagare il peso politico delle proprie promesse, qualcun altro ne guadagnerà in termini di consenso.

Mi permetto, tuttavia, di segnalare due elementi che mi preoccupano, da militante del Pd ma soprattutto da elettore di sinistra:

1. Chi di tattica vive di tattica muore. Non è automatica l’equazione “opposizione = risalita nei sondaggi”, l’equazione torna solo se qualcosa nel campo del centrosinistra cambia. Se tutto rimane immobile temo che il bipolarismo rimarrà M5s-Centrodestra, nonostante il governo. Ne avremo una prova a livello locale dove – nelle amministrative che verranno – continueranno a scontrarsi tre poli, con il Centrosinistra che rischia di soccombere sistematicamente in caso di ballottaggio.

Il Pd dovrà (se vorrà far tornare l’equazione) riorganizzare la coalizione e tornare a parlare a quell’elettorato di sinistra che ha votato M5s e che adesso si ritrova testimone dell’amore tra Matteo Salvini e Di Maio; e non è certo operazione facile. Il tutto appesantito dalla necessità improcrastinabile di ritrovare l’identità politica perduta e di rinnovare buona parte di una classe dirigente molto logorata.

2. Si profila un governo antieuropeista, populista e di destra. Non c’è tattica che tenga, è uno schifo. È quanto di più antitetico ci sia ai miei valori, ai miei ideali, che sono quelli della sinistra.

Trovo surreale anche che il problema, per molti, sia solo Berlusconi. Oggi Il Fatto Quotidiano dedica la sua prima pagina ad un decalogo per archiviare il Cavaliere. Benissimo, ma il leghismo quando lo archiviamo? Il razzismo, il decadimento culturale, il putinismo sono patologie pericolose tanto quanto il berlusconismo. Che facciamo per quelle, rimandiamo?

Si preannunciano anni cupi eppure tutto viene vissuto con estrema spensieratezza, come se il governo fosse un gioco da oratorio, a cui (prima o poi) tutti devono partecipare.

Matteo Renzi dichiara: “Promesse folli e irrealizzabili!”, “Faranno il governo dei debiti!”. Senz’altro ha ragione, temo però che manchi la consapevolezza che i fallimenti del nuovo governo saranno i fallimenti del Paese; più che lucrarci dovremmo capire come impedirli.

Un tempo saremmo stati già con un piede in piazza, militanti ed elettori di sinistra, compresi quelli che hanno votato M5s, insieme. Adesso stiamo lì a guardare riempirsi il carro dei vincitori, quasi dispiaciuti di non potersi unire, aspettando che la ruota magari giri e che il carro torni a essere il nostro.

Mi dispiace, non ci sto. Non riesco a gioire, né a stare a guardare. Spero di non essere il solo ad avere una gran voglia di fare qualcosa.

@lorerocchi