IL DUBBIO – UN CASO DI COSCIENZA di Vahid Jalilvand, con Navid Mohammadzadeh, Amir Agha‘ee. Iran 2017. Durata: 104’. Voto 3,5/5 (AMP)

Una doppia coppia, un incidente e un bambino che (forse) ne è vittima. Classi sociali a confronto in un Iran dalle cocenti contraddizioni e dalle inevitabili crisi di coscienza. Ma non è un film di Asghar Farhadi anche se parecchio gli somiglia, forse troppo. Il secondo lungometraggio del suo connazionale Jalivand, meritevole del doppio premio veneziano di Orizzonti per miglior regia e attore protagonista, è un medical-legal drama dal retrogusto thriller che prende forma nei labirinti più della coscienza che non della burocrazia iraniana, mettendo in luce l’attitudine criminale di una certa umanità (borghese o proletaria indifferentemente) sostenuta dagli oggettivi problemi che i più poveri devono affrontare. Comprare della carne a prezzo stracciato, dunque, diventa naturale per il padre indigente che deve sfamare il figlioletto di 8 anni. Non poteva, infatti, immaginare che quei polli fossero avariati. Ma anche il medico che investe nottetempo una famiglia in motorino (in 4 senza casco…) non può obbligarli ad andare in ospedale se questi non desiderano farlo. La libertà contro il “dovere morale” di sapere e capire, la coscienza che però non perdona e non ti dà pace. Per tutto il suo svolgimento, Il dubbio si manifesta quale opera tesa e ben architettata nei suoi spazi e nei suoi tempi, incluse buone ellissi narrative che aprono all’esibizione di una buona capacità drammaturgica, sicuramente desunta dalle esperienze teatrali del regista. L’unico neo, come si diceva, è che struttura e plot troppo si avvicinano a Una separazione, facendo sorgere il dubbio (!) di una certa attitudine all’emulo di un regista ormai fra i punti di riferimento di un’intera generazione di cineasti, specie iraniani.