L’accordo tra Lega e Cinquestelle per un nuovo governo sotto l’egida di Silvio Berlusconi è certamente l’ennesimo frutto avvelenato della demenziale strategia autolesionistica di Matteo Renzi e di quello che resta del Pd. Per altri versi, però, tale avvenimento certamente infausto consente di fare chiarezza sulla vera natura del Movimento Cinquestelle. Tale Movimento, proprio per la sua natura estremamente ambigua e priva di un’identità reale, a parte taluni richiami a categorie estremamente generiche quali “onestà”, “lotta alla casta”, ecc. è riuscito a capitalizzare il giusto risentimento e la sacrosanta indignazione di milioni e milioni di italiani, stante anche la catastrofica crisi del Pd e quella non meno deleteria della sinistra.

La natura sostanzialmente ameboide del Movimento, le cui scelte decisionali sono delegate per successione dinastica a Casaleggio junior, individuo, come spesso capita, certamente meno brillante del genitore, e alle bizze non sempre geniali di Grillo, ha trovato un’espressione antropologicamente adeguata in Gigino Di Maio. Costui, non privo di una sua certa verve e intelligenza politica, si è immediatamente immedesimato in promotore indefesso di un governo qualsivoglia, sostituendo la governabilità a tutti i costi al vaffanculismo di stampo vagamente populista che fino a poco prima delle elezioni costituiva la principale cifra identitaria del Movimento, consentendogli di raccogliere adesioni massicce da parte di un popolo frustrato, amareggiato e privato di speranza come il nostro.

Se si poteva ipotizzare, sia a pure a costo di un soprannaturale sforzo di immaginazione ed ottimismo, che un tale governo, se fatto con un Pd totalmente derenzizzato e risanato, avrebbe potuto avere qualche aspetto positivo, è ora a tutti evidente che il malsano amplesso fra Di Maio e Salvini alla presenza di Berlusconi non porterà assolutamente nulla di buono al Paese, ma anzi ne aggraverà la crisi.

E’, infatti, chiaro che un tale governo subirà le pressioni dei poteri esterni che da tempo hanno svuotato di ogni significato la politica e i governi in Italia e non solo. Vedremo, quindi, immediatamente abbandonate, salvo forse qualche cosmetico ritocco alla legislazione esistente, le velleità di Salvini di eliminare la Fornero e quelle di Di Maio di dar vita a un reddito di cittadinanza adeguato che possa costituire una risposta adeguata alla dilagante crescita della miseria e delle diseguaglianze. Ci sarà sicuramente, del resto in continuità con Marco Minniti, un giro di vite nei confronti dell’immigrazione che, senza risolvere alcun problema, si tradurrà in un inutile incremento delle sofferenze dei migranti e della strage in corso da tempo nel Mediterraneo. Mentre, sul piano della politica estera, registreremo un totale allineamento ai diktat degli Stati Uniti e della Nato, salvo qualche borbottio che si spera possa tradursi in fattiva dissociazione, nei confronti della guerra che si sta preparando contro l’Iran e delle politiche di accerchiamento ostile della Russia. Per non parlare dell’evidente assenza di provvedimenti utili nei confronti degli storici flagelli che affliggono il nostro Paese: mafie, evasione fiscale, corruzione, tutte garantite dalla presenza del nume tutelare Berlusconi, il quale del resto, si candida al tempo stesso, con indubbio senso dell’opportunità politica, a svolgere il ruolo di tutore delle istanze “europee” della finanza e dei poteri forti contro improbabili alzate di teste “populiste” dei due vincitori.

Tempi duri, insomma, si preparano. Il nuovo che avanza si trasformerà ben presto nel peggiore dei vecchi, alla faccia degli italiani che hanno votato Cinquestelle e Lega. Per contrastare la nuova coalizione Salvini-Di Maio-Berlusconi non basta stare seduti sulla sponda del torrente e aspettare il passaggio del cadavere. Occorre moltiplicare la conflittualità politica e sociale e gettare le basi di un’alternativa reale che richiede la rimozione totale di ogni scoria di renzismo e gentilonismo e più in generale quella della fallimentare generazione di presunti leader della presunta sinistra, responsabile principale della disastrosa situazione attuale, che ancora occupa stanze e stanzette e non si rassegna ad abbandonare definitivamente il campo. Porre le condizioni di un’alternativa reale, contro quella fasulla rappresentata oggi da Cinquestelle e Lega (e Berlusconi) è fondamentale sia per accelerare la fine del malsano esperimento sia per pensare a future soluzioni che siano finalmente in armonia con le reali e profonde esigenze del popolo italiano.