Ho visto Loro 1 e (in anteprima, per i comuni mortali uscirà nelle sale il 10 maggio) Loro 2 di Paolo Sorrentino. L’ho recensito assai positivamente sul mensile di cinema di cui sono direttore (Nocturno). E mi sono sentito molto solo nel mio giudizio. Quasi tutti, a destra come a sinistra, l’hanno massacrato (chi più chi meno). Ma non è questo il punto: quasi nessuno ha analizzato l’opera doppia di Sorrentino puntando – come si diceva una volta – sullo “specifico filmico” (ormai non avviene quasi mai, un po’ per tutti i film). Quasi tutti, infatti, hanno insistito su come è stata dipinta la figura di Silvio Berlusconi che Sorrentino ha fotografato anche nei suoi aspetti umani: solitudine, tristezza (sottolineo “anche”, perché le sue malefatte vengono raccontate, eccome).

Mi chiedo perché oggi, a differenza che negli Anni 50 e 60 (sui Cahiers du Cinéma, per esempio, tanto per citare la rivista più prestigiosa) non sia più possibile valutare un film per i suoi aspetti più strettamente cinematografici, in questo caso assai curati dal regista (pensiamo al finale, con il lungo piano sequenza sui volti dei terremotati, dei pompieri, dei volontari che osservano straniati una gru estrarre, da una chiesa semicrollata de L’Aquila, la statua di un Cristo dolens in croce che viene depositata delicatamente sul terreno. La Dolce vita docet).

Come dicevo, Loro è stato criticato sia a sinistra che a destra. A sinistra perché umanizza il Cavaliere e per l’eccesso di ragazze nude (rigurgito dell’antico moralismo comunistoide); a destra per aver mostrato il patetico carnevale berlusconiano.

“Capirai che emozione scoprire per la centesima volta che a Silvio piaceva (piace) la gnocca”, Vittorio Feltri (Libero Quotidiano) e, dall’altra parte, Natalia Aspesi (la Repubblica): “Alla fine viene da pensare che Berlusconi sia ‘delizioso’”. Ancora più esplicito, quanto scrive Luigi Mascheroni (Il Giornale): “Ci sono Loro. C’è Lui. E ci siamo noi, spettatori: già divisi, ben prima di entrare in sala, tra l’essere con Lui o contro di Lui”, manco un film fosse una partita di calcio. Il cinema dov’è? Ne accenna appena Mariarosa Mancuso (Il Foglio): “Un bel montaggio serrato, con le scene migliori – senza la depilazione a bordo piscina, gambe spalancate e rasoio sciacquato dove viene più comodo – avrebbe raccontato tutto quel che c’era da raccontare. Un pezzo della storia d’Italia, peraltro incomprensibile agli stranieri perché nulla viene spiegato, a chi non sa già tutto”.

Usa il condizionale, la Mancuso. E cassa la scena iniziale di Loro 2: un ragazzetto che spara con la pistola ad acqua alla mamma mentre lei, a bordo piscina, si depila in mezzo alle gambe, in attesa della catartica festa serale, e grida al figliolo: “Hai finito di rompere il cazzo?”. La scena, con il corpo nudo di Euridice Axen, ripresa a tre quarti, è la quintessenza della volgarità burina, epidermica, che quel corpo non perfettissimo rispetto a quello delle più giovani olgettine, trasmette, preannunciando (platonicamente si potrebbe dire che questa scena è il noumeno del film) ciò che verrà dopo, ovvero la mancanza di stile, la superficialità, gli interessi bassi, gli affarucci da concludere, la dignità latitante, il sesso come merce di scambio che caratterizza il carrozzone dei leccaculo del Cavaliere.

L’intero film (1 e 2) è raccontato con la consueta cifra stilistica di Sorrentino: le citazioni felliniane (qualcuno lo ha considerato un peccato mortale, ma allora che dire dell’osannato Steven Spielberg di Ready Player One, un coacervo spesso inestricabile di citazioni cinematografiche e televisive?). Sorrentino, in conferenza stampa, ha dovuto persino giustificarsi: “Il mio non è un film ideologico“. Fuori dal coro, il commento di Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano): “Se il cinema è un cocktail psichedelico di divertimento e impegno, di racconto e immagini, di intuizioni ed emozioni, che fa godere tutti i sensi nel continuo inseguimento tra realtà e fantasia e se ne frega delle convenzioni, delle convenienze, delle aspettative, del politicamente e anche del cinematograficamente corretto, allora Loro è un gran film. Che diverte subito, mentre scorre sullo schermo. E ancor più alla fine, quando tenti di dare un’identità ai tanti personaggi anfibi e ibridi che assommano almeno tre o quattro figure reali”. Già, un cinema che diverte, al contrario dell’osannato, pallosissimo Caimano di Nanni Moretti. Ma questo è un altro discorso.