Una norma che ha “effetti anticoncorrenziali sul mercato” e che potrebbe non garantire “un uso efficiente del denaro pubblico”. Il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone boccia l’articolo inserito nella legge di Bilancio approvata dal governo che ha concesso tre milioni per i prossimi tre anni alla società Isiamed. Una somma ottenuta grazia alla spinta dei senatori Pietro Langella e Antonio Milio di Ala, il partito di Denis Verdini, che avevano presentato l’emendamento. Un norma che ora Cantone chiede di rivedere, con “un intervento urgente del governo e del Parlamento affinché siano attuate le azioni correttive ritenute più idonee a superare le criticità, non esclusa l’abrogazione della norma”. L’azione dell’Anac è arrivata a seguito dell’esposto presentato a febbraio scorso dai senatori del gruppo Idea Andrea Augello e Gaetano Quagliariello. “Registro con soddisfazione il fatto che Cantone abbia ritenuto fondati i rilievi che avevamo rappresentato nel nostro esposto – ha detto Andrea Augello – Ora si tratta di capire come sanare una situazione che rappresenta una violazione delle norme sugli aiuti di stato e di quelle che regolamentano la libera concorrenza. I paradossi di quest’ultima bravata del governo Gentiloni sono sotto gli occhi di tutti, ora bisogna intervenire“.

La Isiamed nasce come Istituto per l’Asia e il Mediterraneo l’8 ottobre 2016 ma, come riporta il Corriere della Sera, ha iniziato l’attività il 10 novembre 2017: appena 20 giorni prima dell’emendamento. Presieduta dall’ex dc Gian Guido Fulloni, era stata scelta “per promuovere il modello digitale italiano come strumento di tutela e valorizzazione del made in Italy”. “Una marchetta necessaria ad avere i voti per approvare la manovra. Quando non hai i numeri subisci il ricatto dei piccoli gruppi” aveva commentato il senatore Pd Stefano Esposito in merito a quella vicenda, che aveva sorpreso anche il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda: “Non ne sapevo nulla e non ho la più vaga idea di cosa sia, mi sembra una roba a dir poco stravagante“, aveva detto in un tweet lo scordo dicembre quando la notizia era iniziata a circolare. Il ministro ora ha deciso di congelare il dispositivo, chiedendo alla Commissione Europea di verificare che non si tratti di aiuti di stato.