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Brindisi, arrestato un uomo per violenza sessuale su una minorenne. “Costretta a punizioni corporali. Relazione medievale”

Stando alle indagini, il 48enne la costringeva a a tagliarsi in varie parti del corpo, bruciarsi la schiena con la piastra per capelli, i polsi e le gambe con un accendino, a sbattere la testa ripetutamente contro il muro. Le violenze sarebbero andate avanti per oltre due anni. L'uomo era già detenuto per una presunta violenza su una 13enne
Brindisi, arrestato un uomo per violenza sessuale su una minorenne. “Costretta a punizioni corporali. Relazione medievale”
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Sedute ipnotiche per “purificare lo spirito”, atti di autolesionismo, episodi di violenza sessuale. Una relazione con un “incredibile sapore di medioevo”, la definiscono gli investigatori, quella tra un 48enne di Mesagne, in provincia di Brindisi, e una ragazzina, oggi 18enne ma minorenne all’epoca dei fatti, che ha portato all’arresto dell’uomo nel pomeriggio di mercoledì. L’accusa nei confronti dell’artigiano – già detenuto per un presunto abuso nei confronti di una 13enne – è di violenza sessuale aggravata, minaccia e violenza privata.

Lo scenario che hanno ricostruito i poliziotti del commissariato di Mesagne, coordinati dal pm Luca Miceli, è agghiacciante. Il gip Stefania De Angelis scrive che l’uomo, ex dirigente sportivo, avrebbe agito “con crudeltà” nei confronti della ragazza “costringendola ad infliggersi punizioni corporali” e “a compiere atti di autolesionismo ogni qualvolta la ragazza non obbediva ai suoi ordini”: non dovevano comunicare con nessuno, nemmeno per telefono e, stando alle indagini, il 48enne la costringeva a a tagliarsi in varie parti del corpo, bruciarsi la schiena con la piastra per capelli, i polsi e le gambe con un accendino, a sbattere la testa ripetutamente contro il muro e ad ingerire farmaci fino a tentare il suicidio.

Nel corso dell’inchiesta è emerso inoltre che non si tratterebbe dell’unico caso. L’uomo, che verrà interrogato venerdì, era educatore in un’associazione sportiva e viene descritto dagli inquirenti come una persona stimata dai genitori delle adolescenti che frequentavano l’associazione sportiva di cui era membro: lo vedevano come un educatore, un supporto per la crescita delle loro figlie. È stata una neo 18enne, verso la fine dell’anno scorso, a denunciare che sarebbero state molto diverse da come immaginate dai loro parenti.  Le presunte molestie e maltrattamenti nei suoi confronti, stando ai verbali, sono andati avanti per oltre due anni, quando la giovane, con una storia famigliare difficile, stava passando dalla minore alla maggiore età. “Non è stato semplice ascoltare quella donna, né le persone informate dei fatti”, spiegano gli investigatori, perché lo scenario “appariva anacronistico e per alcuni versi surreale“.

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