Anche se i Cinque Stelle non dovessero andare al governo, è bene che il dibattito sul reddito di cittadinanza continui, almeno finché avremo 4,7 milioni di poveri in Italia. Per questo è utile il documento del Centro studi di Confindustria [qui il testo] che ricorda ai Cinque Stelle, ma anche a tutti gli altri partiti, una verità semplice: la proposta di reddito di cittadinanza M5S è piena di errori da correggere e mancanze dovute anche al fatto che è rimasta ferma al 2013. Nel frattempo, anche per merito dei Cinque Stelle che hanno imposto il tema, il dibattito è proseguito. Ed è bene prenderne atto.

Nelle prossime settimane uscirà un mio libro per Paper First sul tema, con un’analisi più dettagliata, ma intanto è utile riprendere alcune delle osservazioni dello studio di Confindustria firmato da Giovanna Labartino, Francesca Mazzolari e Michelangelo Quaglia.

Attenzione: qui non si parla delle coperture, cioè dove trovare i soldi, ma di come far funzionare una misura che ha lo scopo primario di far uscire le persone dalla povertà (aiutando chi può a trovare un lavoro ma sostenendo anche chi non ha alcuna possibilità di riuscirci).

Il primo punto da correggere, come ricorda questa tabella di comparazione con il Rei (Reddito di inclusione) introdotto dal governo Gentiloni, è la casa. I Cinque Stelle si sono dimenticati di considerare la parte più rilevante del patrimonio degli italiani. E questo rischia di creare una sperequazione inaccettabile tra chi ha un reddito basso ma non deve pagare l’affitto e chi dalle sue magre entrate deve scalare qualche centinaio di euro. E’ chiaro che i secondi devono essere aiutati più degli altri. La casa va considerata anche perché è su quello che si gioca il duello delle coperture: il reddito di cittadinanza costa 15 miliardi se ai proprietari dell’immobile in cui vivono si imputa un affitto virtuale equivalente a quello che risparmiano, ne costa 30 se invece non si considera questo parametro.

Secondo punto da correggere: durata infinita e cessazione brusca. Per come è congegnato, il reddito di cittadinanza dei Cinque Stelle rischia di produrre due effetti collaterali gravi, cioè scoraggiare dalla ricerca di un lavoro e non garantire l’uscita dalla povertà. Ha infatti una durata illimitata – a differenze del Rei e di altri sussidi che prevedono uno stop e un periodo di latenza prima di ricominciare – e quindi può rendere plausibile l’idea di vivere del sussidio se il centro per l’impiego non riesce a trovare un’offerta di lavoro da sottoporre. L’altro effetto collaterale è che si azzera all’istante quando la persona guadagna più di 780 euro (l’entità del sussidio). In Francia decresce gradualmente fino a quando il reddito mensile arriva a 1500 euro.

Può sembrare uno spreco continuare ad aiutare chi ha trovato un lavoro invece di usare quelle risorse per chi ancora non ce l’ha. Invece è fondamentale perché altrimenti il reddito di cittadinanza smette di essere una rete di sicurezza e diventa, di fatto, un normale sussidio contro la disoccupazione.

Se si vuole che il povero esca dalla povertà senza ricaderci al primo imprevisto, bisogna lasciargli un po’ di sussidio anche quando comincia a lavorare. Così, per fare un esempio, un beneficiario del reddito può accettare anche un impiego part time da 300 euro al mese se sa che questo si somma al reddito di cittadinanza (arrivando così a 1080 euro) invece che andare a ridurre il beneficio complessivo (nelle proposta dei Cinque Stelle, se il disoccupato accetta un part time da 300 euro avrà sempre 780 euro al mese, 300 dal lavoro e 480 dal sussidio). Da quel part time magari poi nascono altre opportunità o un contratto vero. Rimanere a casa invece non porta nulla di buono.

I Cinque Stelle hanno il merito di aver messo i poveri in cima all’agenda della politica, il governo Gentiloni quello di aver introdotto il Rei che è il primo strumento concreto e (in prospettiva) universale. Ora si tratta di andare avanti. E i Cinque Stelle, se vogliono continuare a essere protagonisti di questo confronto, hanno il dovere di aggiornare le loro proposte.

Chi vuole può già prenotare su Amazon il libro sul Reddito di cittadinanza che uscirà per Paper First, la casa editrice del Fatto Quotidiano.