Uscite strampalate, svarioni, sfondoni, veri e propri falsi storici. Ora Silvio Berlusconi aggiunge un altro pezzo alla sua collezione di dichiarazioni improbabili su fascismo e nazismo. Arrivando a paragonare indirettamente i Cinquestelle ad Hitler. Una similitudine non nuova, già usata in varie campagne elettorali. Ma rifinita e ripetuta in una giornata che non è qualunque: la festa della Liberazione dal nazifascismo. “Siamo di fronte a un grave pericolo – secondo il leader di Forza Italia – L’altro giorno stavo dando una mano a delle persone e gli ho chiesto come si sentissero di fronte a questa formazione politica, che non si può certo definire democratica. Uno mi guarda negli occhi e mi dice ‘credo che ci sentiamo come gli ebrei al primo apparire della figura di Hitler‘”. Una frase pronunciata dalle Malghe di Porzûs, teatro dell’eccidio a opera dei partigiani comunisti contro i combattenti delle brigate partigiane Osoppo, composte da laici, liberali, socialisti e cattolici. L’uso politico della Storia non è una cosa che ha inventato certo Berlusconi (solo pochi giorni fa, a senso inverso, era stato Vincenzo De Luca a paragonare il Pd agli ebrei perseguitati), ma in questo caso si aggiunge il fatto che poco prima lo stesso leader di Forza Italia aveva detto che “tutte le forze politiche hanno il dovere di essere responsabili, nel linguaggio e nei comportamenti: il calcolo politico non può portare a disgregare quella convivenza democratica faticosamente acquisita settant’anni fa”.

A reagire è stato il segretario della Lega Matteo Salvini: “Berlusconi paragona i 5 Stelle ai nazisti? E’ meglio tacere e rispettare il voto degli italiani invece di dire sciocchezze. Io voglio dare un governo all’Italia, sono stufo di insulti, capricci e litigi”. Come da tradizione è arrivata anche la parziale rettifica di Forza Italia secondo cui il punto sta nel fatto che Berlusconi ha solo riferito la frase di qualcun altro: “Al Presidente sono state attribuite parole che – come ha invece chiaramente detto – appartengono ad altri”. La frase è stata infatti pronunciata, spiegano gli azzurri, “da uno dei partecipanti ad un incontro del 24 aprile a Pordenone: è di tutta evidenza che questo concetto è stato semplicemente riferito“. Una frase, dunque, che “non appartiene al pensiero e al sentire del presidente Berlusconi, lo ha molto colpito proprio per la gravità del contenuto. Nel riportarla, ha inteso mettere in guardia da uno stato d’animo che evidentemente è diffuso nel Paese e che bisogna assolutamente scongiurare con il ritorno del rispetto reciproco tra tutte le parti politiche. Questo proprio nello spirito di pacificazione nazionale invocato nel discorso appena pronunciato”. Lo stesso Berlusconi ha voluto precisare meglio il suo discorso che, secondo lui, “è stato di pacificazione” perché ha “invitato gli italiani a unirsi, tutti insieme per conservare la democrazia, la libertà e per progredire tutti insieme verso un maggiore benessere. Ho fatto discorso assolutamente contrapposto a quella frase”.

Berlusconi peraltro nel suo discorso a Porzûs ha riproposto la solita ricostruzione della necessità della sua permanenza sulla scena politica come fondamentale per la salvezza della democrazia in Italia: “Sta succedendo qualcosa che è davvero pericoloso – ha spiegato – Ho fatto bene a tornare in campo per difendere il mio Paese di fronte a un gran pericolo che avanza”. Il leader di Forza Italia ha ricordato che “a 12 anni ero in campo per la libertà, nel ’94 il primo colpo di Stato apri un’autostrada alla sinistra per andare al governo, e mi sentii in dovere di non lasciare che questo accadesse. Capii che l’unico modo era fondare nuovo partito. Adesso ho un’età giovanile vero? Si dovrebbero fare altre cose, mandare messaggi a figli e nipoti, invece è successo qualcosa di nuovo. Approfittando della situazione di povertà in cui si trovano moltissimi italiani che non sono soddisfatti della loro posizione e guardano alla casta come alla colpa della loro situazione, quelli del movimento di Grillo, l’ho constatato in Molise, dicevano che gli avrebbero dato 800 euro a ciascuno e gli hanno creduto. Cerco di invitare chi mi ascolta a riflettere prima di andare a votare, per votare il partito della libertà“.

L’ex Cavaliere ne ha approfittato per le consuete disamine sulla Storia. “Il 25 aprile era diventato la festa di una parte, non di tutti gli italiani – dice – Di Porzûs, come delle foibe, come delle stragi nel triangolo rosso dopo la Liberazione, non era consentito parlare. Chi osava farlo, era bollato come nostalgico del fascismo. E invece proprio la complessità, la drammaticità, le contraddizioni della Resistenza ne fanno non un mito retorico ma una pagina di storia vera”. L’ex presidente del Consiglio ribadisce che il 25 si celebra la libertà che però “vinse di nuovo con le elezioni del 18 aprile 1948, una scelta decisiva della quale abbiamo commemorato da poco il 70esimo anniversario (il riferimento è alla vittoria della Dc sul Fronte Popolare, ndr). E’ grazie a quelle due vittorie che oggi siamo un Paese libero: un Paese che noi stessi spesso critichiamo, perché sappiamo che tante sono le cose che non funzionano, ma un paese meraviglioso che ci ha regalato settant’anni di libertà”.