“Spero che il Pd, anche su sollecitazione del presidente della Repubblica faccia un passo in avanti”. Mentre il mandato esplorativo di Maria Elisabetta Alberti Casellati va verso il fallimento definitivo, il grillino Danilo Toninelli ha iniziato a rilanciare l’altro fronte. E intervistato da Rtl 102.5, si è rivolto direttamente ai democratici: “Ci sono temi comuni”, ha detto. Ma anche: “I veti che il Pd ci sta ponendo penso che, via via, diventeranno qualcosa di diverso”. Il capogruppo M5s al Senato è quindi andato oltre parlando di Matteo Renzi e di quello che in un primo momento era per il M5s un ostacolo all’accordo: “L’ex segretario? Se c’è un contratto di governo m’importa poco che ci sia o no”. Oggi è previsto il secondo giro di consultazioni con la presidente del Senato Casellati e, a differenza di ieri, la coalizione di centrodestra si presenterà unita (primo appuntamento alle 14.30). I margini per la trattativa però sono davvero pochi: i 5 stelle non hanno intenzione di tornare indietro sul no a Silvio Berlusconi e Matteo Salvini è convinto a non mollare Forza Italia. Ovvero lo schema su cui Sergio Mattarella aveva chiesto di sondare i pareri non è praticabile. Luigi Di Maio ha dato un ultimatum a al Carroccio: dovranno dare una risposta entro domenica, altrimenti il forno M5s-Lega si chiude.

Ieri sera i 5 stelle si sono riuniti in un’assemblea congiunta durante la quale il capo politico ha spiegato ai parlamentari le prossime mosse. Durante il dibattito non sono mancate le perplessità sul come far digerire agli attivisti sui territori un accordo con gli altri partiti. A loro Di Maio ha ricordato che saranno vincolati a un contratto di governo, quindi a singoli temi che decideranno di affrontare. In generale, l’impressione è che dal Carroccio non arriveranno segnali positivi e che il volere del Colle sia quello di far andare d’accordo M5s e Pd. I dem ora sono quelli a cui toccherà fare le prossime mosse. Il problema più grande per risolvere le tensioni si chiama Matteo Renzi: l’ex segretario finora ha tenuto in scacco i gruppi parlamentari. Come raccontato dal Fatto Quotidiano, potrebbe essere disponibile a vedere i 5 stelle, ma con l’obiettivo poi di far fallire le trattative. Intanto i suoi continuano ad attaccare il M5s, chiudendo a ogni trattativa. Le cose potrebbero cambiare al prossimo giro di consultazioni che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe essere assegnato al presidente della Camera M5s Roberto Fico. I grillini non sono disposti a cambiare il nome del presidente del Consiglio, che per loro rimane Di Maio, ma il volto della terza carica dello Stato potrebbe aiutare nel migliorare i rapporti con il Pd.

Salvini: “Vediamo se oggi dalla Casellati riesco a convincere gli altri”
Sul fronte del centrodestra le possibili novità sembrano molto poche. La coalizione, dopo che ieri si è presentata dalla Casellati separata, oggi invece sarà ascoltata tutta unita. Ma il veto M5s è insormontabile e dovranno inventarsi qualcosa di diverso. Salvini addirittura al primo giro ha deciso di non presentarsi e di mandare i capigruppo della Lega, oggi invece sarà al colloquio: “L’Italia non può aspettare”, ha detto da Catania, “ma non c’è alcuna novità. Se tutti continuano a rimanere fermi nelle loro posizioni, situazioni come queste non hanno risposte. Vedo se riesco ad inventarmi qualcosa di più rispetto al tanto che già come Lega abbiamo ipotizzato per fare partire un governo superando i ‘no’, i bisticci, i litigi”. Quindi ha aggiunto: “Io ultimatum non ne pongo, vediamo se oggi riesco a convincere gli altri. Oggi sono qui con questi lavoratori: la realtà, la vita reale è questa. Aprile è il mese di scadenze, di 730, di spesometro, di fatture emesse e incassate. Ci saranno le pre iscrizioni dei bimbi a scuola, i vaccini, le partite Iva. Vediamo se riesco ad inventarmi qualcosa in più rispetto alla posizione più coerente che abbiano avuto per iniziare a partire”. E sul mandato esplorativo affidato al presidente Casellati, Salvini ha infine specificato: “Non c’è nulla di inutile. Certo se nessuno rinuncia a niente? Personalmente non so più a cosa rinunciare”.

Toninelli al Pd: “Spero che faccia passo avanti”
Il capogruppo M5s al Senato, intervistato da Rtl 102.5 ha parlato del processo di scrittura di un contratto di governo come di una tappa importante per le trattative: “Non possiamo scrivere il contratto” di governo “con Berlusconi. E’ praticamente impossibile. Ci sono divergenze programmatiche enormi con Berlusconi. Che cosa andiamo a fare con un personaggio che appartiene al passato, con cui non abbiamo convergenze? Non siamo autolesionisti”. Nel merito dei contatti con il Partito democratico ha spiegato: “Noi stiamo continuando a parlare con il Pd, abbiamo convergenza su alcuni temi e continuiamo a proporre di sederci al tavolo per scrivere un contratto di governo. Due giorni fa, Martina ha parlato di temi e noi vediamo che ci sono temi comuni. Ma non fanno un passo in avanti e spero che lo facciano anche su sollecitazione del Presidente della Repubblica. Noi dobbiamo fare un governo serio, non vogliamo tirare a campare, vogliamo fare un governo che attui il nostro programma. Uno dei punti più importanti è quello della lotta alla povertà, noi proponiamo il reddito di cittadinanza, il Pd ha il reddito di inclusione: proviamo a trovare un punto d’incontro. I veti che il Pd ci sta ponendo penso che, via via, diventeranno qualcosa di diverso” . Nessuna intenzione da parte del M5s di tornare al voto: “Non vogliamo tornare alle urne. 11 milioni di persone ci hanno dato fiducia per realizzare il nostro programma con Di Maio, premier. Vogliamo cercare di sfruttare tutte le possibilità per rispettare le scelte fatte dagli italiani. In caso di elezioni anticipate, comunque noi saremmo i più avvantaggiati secondo i sondaggi. Ma, poiché siamo persone responsabili e oltretutto siamo estremamente rispettosi del ruolo del Presidente della Repubblica, non vogliamo tornare al voto”. A chi gli domanda se la presenza di Matteo Renzi farebbe la differenza, costituendo nei fatti una pregiudiziale, “se noi facessimo, in vista di un mandato di governo”, ha risposto, “un contratto alla tedesca fatto da alcuni specifici punti, diviso per paragrafi dove ogni riga è numerata, questo obbligherà i partiti che lo hanno firmato a fare le cose che sono inserite lì. A questo punto, con il vincolo di un contratto di governo, a me importa poco che sia ci sia Renzi o meno, perché lui, come tutti i parlamentari del Pd, sarà obbligato a votare quei punti nel contratto”. “Infatti noi siamo abituati da anni a vedere governi creati con lo scopo di occupare poltrone. Nascevano per spartirsi le poltrone; noi invece vogliamo un governo di temi e non di poltrone. Perciò le persone vanno in secondo piano, non siamo più al tempo della lotta per le poltrone”. Poi alla domanda se ci sono preferenze nella costituzione di un futuro governo, Toninelli non si esprime: “Andrei a pestare i piedi al Presidente della Repubblica, e non voglio: non abbiamo preferenze, facciamo un contratto ma facciamolo”.

I renziani fanno ancora muro: “Patto Pd-M5s? Non esiste in natura”
Il Partito democratico ha iniziato a scongelarsi con il dibattito aperto dal segretario reggente Maurizio Martina sui temi. Ma il vero problema resta l’opposizione interna del fronte dei renziani che non sembrano intenzionati a deporre le armi. “Caro Danilo Toninelli non siamo la ruota di scorta di nessuno”, ha scritto su Twitter il vicepresidente dem della Camera Ettore Rosato, “nemmeno delle mancate vostre intese con la Lega. Non è sufficiente sbianchettare il programma elettorale per farci dimenticare che per anni avete considerato le riforme del Pd il male assoluto”. Stessa linea dei parlamentari renziani, che più o meno stanno rilanciando in coro messaggi simili: “Accordo di governo tra M5s e Pd? Non esiste in natura”, ha detto ad esempio il senatore Francesco Verducci. “Pd e M5s sono irriducibilmente alternativi. M5s è una azienda-partito che ha una concezione autoritaria e pericolosa della democrazia”. Martina dal canto suo prova a difendere invece la linea della responsabilità e dell'”aiutiamo Mattarella”: “Se il presidente della Repubblica”, ha detto, “chiedesse un atto di responsabilità al Pd? Anche in queste ore, in questi giorni, abbiamo sempre fatto passaggi di responsabilità. Siamo gli unici a essere saliti al Quirinale con delle proposte concrete. Ancora ieri abbiamo proposto tre precisi punti programmatici, concreti. Così il Pd può fare bene il suo mestiere per l’Italia”.