Sapete di chi è la colpa di quello che accade in Siria? Il primo responsabile è il governo di Damasco, nella persona di Bashar al Assad e della cupola di potere che gli sta intorno, che non ha voluto minimamente ascoltare le istanze dei manifestanti siriani che chiedevano l’apertura del Paese a un sistema democratico, dove le libertà personali fossero garantite. Al posto di ascoltare il proprio popolo il presidente siriano, che ha ereditato da suo padre, Hafez al Assad, il potere, ha risposto con la forza. Il secondo colpevole sono tutte quelle potenze estere, a cominciare dalla Russia di Putin, a cui qualche politico italiano e non ammicca con amicizia, che hanno strumentalizzato la crisi siriana a loro piacimento.

I paesi del Golfo foraggiando il fondamentalismo, la Russia, la Cina e l’Iran sostenendo – con armi, uomini e soldi – il governo di Damasco. L’Europa, silente e docile, è stata in grado di vendere armi o aspettare gli eventi. I politici europei hanno poi trasformato in risorse politiche i milioni di profughi siriani: chi ha parlato di invasione – solitamente è stato il primo a sostenere il governo siriano. Ovviamente ciò è stato possibile grazie a giornalacci. Poi c’è l’élite culturale, araba e occidentale. I primi non hanno costruito nessun movimento di solidarietà perché annichiliti in vecchi discorsi e personalismi che li rendono incapaci di fare rete.

I secondi, quelli occidentali, i ben pensanti insomma, hanno continuato a vivere nelle loro belle torri d’avorio. Non hanno mai sostenuto nessun intellettuale arabo, magari siriano scampato alle carceri: hanno preferito parlare della Siria senza i siriani. Altri grandi colpevoli sono tutti quei movimenti identitari, in particolare cristiani, che in nome di una paura dell’islam preferiscono la dittatura di Damasco a un futuro incerto. Tradiscono così quello stesso Gesù di cui si fanno vanto, non applicando nessuna morale cristiana della misericordia o della fratellanza. Ci sono chiaramente molti musulmani nel lungo elenco dei colpevoli che hanno abbracciato l’integralismo stuprando l’islam che in Siria è stato un vanto di convivialità con le altre fedi.

Poi ci siamo noi, un noi generale, che ci svegliamo a comando dal torpore dell’indifferenza. Noi che ci diciamo “cosa posso fare?” senza comprendere che si comincia un percorso da soli per finire in molti. Infine c’è Omar. Omar è salito sull’autobus (uno delle decine messe a disposizione dal generoso governo di Damasco per far sfollare migliaia di siriani da quella località a Idlib, città nel nord della Siria, sotto bombardamento russo) e ha scattato le foto del tragitto dal suo finestrino, documentando l’esilio che vive all’interno del proprio paese. Omar, fotografo, che ha 28 anni e ne dimostra quaranta a causa della guerra e di quello che ha visto. C’è Omar che aveva dei sogni che sono svaniti sotto la cenere dei palazzi e lungo la strada verso il nord. Omar è l’unico innocente.