Benvenuti a Ten Talking Points, l’unica rubrica che passa le giornate a seminare paparazzi e schivare notti da spy story. Altre considerazioni.

1. Chi ha scritto quest’anno la trama di Roma e Juventus in Champions League, aveva l’estro e il talento di un Antonio Lobo Antunes particolarmente ispirato.

2. Il 2 aprile ho osato scrivere che, per me, la Juve se la giocava alla pari col Real. Apriti cielo: tanti fenomeni folgorati sulla via di Stocazzo, così miopi da non sapere che questa rubrica è tanto geniale quanto ironica, mi hanno insultato neanche fossi Genny Migliore. Eppure era giusto ritenerla alla pari o quasi: la Juve poteva eccome passare il turno. C’è però qualcosa che in Champions League zavorra i bianconeri: si issano a un passo dalla meraviglia, e lì si inabissano. Ogni anno così. La quasi-impresa di ieri sera, dopo una partita perfetta e assai simile a quella della Roma, rientra in questa dolorosissima carrellata pressoché infinita delle ferite europee. C’è poi un parossismo di iattura & “tragedia” nella beffa finale di ieri al Bernabeu, con tanto di rigore al 93’, espulsione di Buffon (che poi sbrocca) e tiro intuito ma non intercettato dal neo entrato Szczesny. Tutto ciò che in Italia non accade mai, in Europa si palesa sempre. Brutalmente, con sadismo efferato. Quella di ieri è un’eliminazione tremenda, non meno di Cardiff. Ognuno ha la sua kryptonite: la Juve ha la Champions League.

2 bis. Ci sono più consonanti in Szczesny che neuroni integri in Sgarbi.

3. Raramente sono stato così contento di sbagliare (come tutto il mondo o giù di lì) un pronostico come quello sulla Roma. Che capolavoro: Barcellona tramortito, travolto, praticamente inesistente. Impresa incredibile, che resterà nella piccola grande storia del calcio. Di Francesco merita ogni peana. Non dico che come livelli di sorpresa siamo dalle parti di Buster Douglas che manda ko Tyson, ma quasi. Onore e gloria a una squadra che ha saputo crederci, contro tutto e contro tutti. Sperando che sia di esempio per un calcio – per un paese – che non sarà il più forte del mondo, ma che spesso è anche il primo a non credere in se stesso.

3 bis. Nell’ultima frase sembravo Renzi che parla con Farinetti: scusate.

4. De Rossi e Manolas che all’andata fanno autorete e al ritorno segnano entrambi: una sceneggiatura così, neanche nella prima stagione di True Detective. Meraviglia.

5. La sensibilità che deve albergare negli arbitri. I rigori che non si devono dare al 93esimo per non rovinare i sogni di chi è nato a Carrara e ha 40 anni. Le patatine. La Sprite. L’orange juice da bere in tribuna. Le pattumiere e i bidoni della spazzatura al posto del cuore. Ma chi cazzo glieli scrive i testi a Buffon quando sclera, il Poro Schifoso?

5 bis. “Albergare” è un verbo che riteneva già desueto il Gozzano.

5 ter. E comunque la Sprite e la 7Up non le citava nessuno dai tempi di Guccini in Autogrill.

6. Sempre su Buffon. Il calcio è uno sport strano, pieno di nemesi e contrappassi. Saturo di regole strane e spesso sadiche, tipo questa: “Chi di Muntari ferisce, di Vazquez perisce”.

7. La Lazio è spesso un’orchestra meravigliosa. Quest’anno la adoro. Là davanti mi sembra Joe Satriani che con la sua Ibanez zampilla note sapide in Surfing With The Alien. Per questo, in vista di stasera, nulla dico. Mi limito a sperare che, come talora capita, l’estetica si manifesti appieno. Concedendosi il lusso di vincere.

8. Io, il paradiso, me lo immagino con donne belle come un’accelerazione anarchica di Salah.

9. Dopo due giornate così, i tifosi romanisti avranno un godimento tale che in confronto le erezioni di John Holmes erano protuberanze garbate e quasi timide.

10. Premesso che prevedere quel che è successo era impossibile, negli ultimi giorni ho fatto 7 pronostici e ne ho sbagliati 12. Secondo me, quando faccio le previsioni, ogni tanto mi hackera il cervello Nardella. A lunedì.