Nello sport arrivano le “quote rosa”. È una piccola rivoluzione per il mondo delle Federazioni e delle società sportive, dove lo squilibrio fra i generi nell’assegnazione delle cariche è ancora molto forte: il Coni ha stabilito che dal prossimo mandato, in tutti i consigli federali dovrà esserci almeno il 30% di componenti femminili. Dal calcio al tennis, dalla pallacanestro al nuoto, tutte le discipline più o meno note del nostro Paese nei prossimi anni dovranno aprire le porte alle donne, che fino ad oggi erano state prese poco in considerazione.

La svolta viene introdotta con i nuovi principi informatori, approvati ieri dal Consiglio nazionale del Comitato olimpico. In un primo momento si era parlato di fissare la quota minima addirittura al 50%, poi si è deciso di scendere ad un terzo, obiettivo comunque ambizioso per la situazione attuale. “Più che quote rosa, a me piace chiamarle quote anti-discriminazione di genere”, commenta Luisa Rizzitelli, presidente dell’associazione Assist che si batte per la parità nel mondo dello sport. “Per noi è un passaggio storico: le Federazioni avrebbero già dovuto adeguarsi alla legge Golfo-Mosca sulle quote rosa nei Cda delle aziende quotate e pubbliche. Nello sport ci siamo arrivati dopo, ma meglio tardi che mai”.

Introdotte nelle società statali, entrate pure in parlamento con le norme previste dalla legge elettorale (anche se non sono mancati gli escamotage per eluderle), finalmente anche il Coni si è ricordato delle quote rosa. Nel 2018 la classe dirigente sportiva è ancora molto, per non dire esclusivamente, maschile: nelle Federazioni non è mai stata eletta una presidente donna, per trovarne una bisogna andare a rovistare tra le Dsa, in particolare nel twirling. Questa disciplina, simile alla ginnastica ritmica, ha il problema opposto: tutti i membri del consiglio sono donne, una sorta di discriminazione all’incontrario.

Ma si tratta davvero dell’eccezione che conferma la regola: in tutti i principali sport le donne fino ad oggi sono rimaste ai margini. Nel calcio, ora commissariato, su 21 membri dell’ultimo consiglio appena uno era donna (la calciatrice Sara Gama). Un solo componente anche nel tennis, nel nuoto, nel rugby, addirittura zero nel basket, solo due nella pallavolo che comunque ha una forte diffusione femminile. Il Coni sembra un po’ più sensibile alla questione: Giovanni Malagò ha fortemente voluto Alessandra Sensini come sua vice, e in Consiglio Nazionale ci sono altre sette donne, ma siamo sempre intorno al 10%.

Le statistiche sono impietose: all’ultimo censimento del 2016, i dirigenti federali erano appena il 12,5% del totale, percentuale che sale di poco, al 18,9%, per i dirigenti societari. Adesso tutti gli sport dovranno adeguarsi, ma rischia di essere un problema: con questi numeri qualcuno teme che sia difficile trovare materialmente donne da inserire nei consigli per rispettare le nuove norme sulla parità di genere. Non è dello stesso avviso, però, Luisa Rizzitelli: “Di donne che lavorano nel mondo dello sport e che abbiano i due anni di tesseramento previsti dai requisiti per le elezioni ce ne sono tantissime, solo non sono mai state prese in considerazione. Noi i nomi ce li abbiamo già, nei prossimi giorni pubblicheremo anche una lista per discipline, casomai avessero bisogno di qualche suggerimento”. “E poi – conclude – anche se fosse un problema, sarà un bene impegnarsi a risolverlo: questa condizione di emarginazione è durata fin troppo a lungo”.

Twitter: @lVendemiale

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