“Un programma alla tedesca con i tradimenti all’italiana”. Così Giancarlo Giorgetti, capogruppo alla Camera della Lega, definisce la proposta di Luigi Di Maio, che ha messo sul piatto un contratto di governo – sul modello di quello che ha aperto la strada alla nuova Grosse Koalition in Germania – indicando però il Pd come primo interlocutore. Giorgetti interpreta come un “tradimento plateale, a poche settimane dalle elezioni” la richiesta fatta ai dem di “lasciare Renzi” e quella speculare rivolta al centrodestra: rompere con Silvio Berlusconi.

Insomma, “Di Maio vuole mettere condizioni a destra, non è il modo giusto per cominciare”. In più, ripete il capogruppo parlando su Radio Capital, “la coalizione che ha raccolto più voti è quella del centrodestra, nel momento in cui Fdi, Forza Italia e Lega indicano Salvini come incaricato di questo dovrebbe prendere atto il presidente della Repubblica. Se poi M5s e Pd dicono che il candidato è Di Maio ne prendiamo atto, vuol dire che c’è una maggioranza in Parlamento”

Ma subito dopo arrivano le aperture sulle cose da fare. “Prima di mettere veti vogliamo parlare con gli altri, partendo dal programma di centrodestra. La Lega sola con il centrodestra avrebbe fatto la flat tax senza reddito di cittadinanza; il M5S da solo avrebbe fatto il reddito di cittadinanza senza flat tax. Ora bisogna trovare una via di mezzo. C’è un terreno su cui si può lavorare per costruire un governo con il M5S, ma solo se cadono alcuni pregiudizi e alcune pregiudiziali. Il governo che nascerà deve essere forte”.