Alla vigilia delle consultazioni con il presidente della Repubblica e ad un mese dal voto che ha ridisegnato la fisionomia politica del paese Luigi Di Maio “candidato premier” nonché capo politico del partito-movimento che ha quasi doppiato nelle urne il Pd di Matteo Renzi, arrivato secondo, sembra aver definito finalmente le condizioni imprescindibili perché possa formarsi un governo, in mancanza delle quali, l’alternativa è solo una e cioè il ritorno al voto in tempi brevi, senza nessuna certezza di avere una nuova legge elettorale.

Quello che proporrà il M5S a Sergio Mattarella è qualcosa di molto simile all’accordo su cui non senza fatica si è riusciti a formare un governo in Germania: un programma di governo con una serie limitata di priorità tra quelle enunciate in campagna elettorale a cui attenersi e da condividere con i possibili partner di governo che potranno essere la Lega o il Pd (senza Renzi) ma non Fi e Silvio Berlusconi.

Per molti, anche tra gli elettori del M5S, quella di Di Maio primo con il 40% tra i leader nella fiducia degli italiani secondo un sondaggio di Demopolis di pochi giorni fa, può essere una proposta abbastanza scontata e comunque in linea con quanto ha sempre affermato durante la campagna elettorale, così come la chiusura assoluta nei confronti di qualsiasi alleanza con B. può sembrare una non notizia. In assoluto potrebbe essere così ma va sempre tenuto conto del “contesto” in cui il M5S è costretto a muoversi e le reazioni sdegnate o inviperite di renziani ancora in carica come il neo-capogruppo Marcucci e di pasdaran berlusconiani confermano quanto il metodo e le condizioni di Luigi Di Maio abbiano smosso le acque ed infastidito i due protagonisti del modello e sistema-che-fu fondato sull’opacità del Nazareno e sulla disponibilità dei “responsabili”.

E forse per capire bene cosa sta accadendo, su quali binari si sta muovendo la prima forza del paese che finora, come sta dimostrando anche la neo-insediata terza carica dello Stato Roberto Fico sul fronte dei vitalizi e della rinuncia all’indennità di funzione, continua semplicemente ad attenersi al suo programma di sempre vale la pena di ricordare che anche Berlusconi e Renzi, i due irriducibili nemici di un governo targato M5S si attengono tenacemente al loro copione.