Sciopero di 8 ore e fiaccolata per le strade del centro perché non si muoia più di lavoro: a seguito della morte di due operai in porto a Livorno, le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil lanciano la mobilitazione. Dal 2010 a oggi si contano infatti almeno sette morti all’interno dello scalo labronico: secondo una stima de Il Tirreno, sarebbero una ventina negli ultimi 30 anni tra banchine portuali, depositi del retroporto, stive e bacini del cantiere navale. All’attacco sindacati confederali e quelli di base: “bollettino di guerra”, “scia di sangue“, “strage”. Nel mirino “il mancato rispetto delle regole”, “i ritmi sempre più esasperati“, “il frazionamento e la precarizzazione del lavoro”, “appalti – giungla” e Jobs act. A parlare di “mattanza” è il presidente della Regione Enrico Rossi. Proprio alla “salute e sicurezza nei luoghi di lavoro” sarà dedicata la festa del Primo Maggio 2018: i leader nazionali di Cgil, Cisl e Uil terranno il tradizionale comizio in Toscana, a Prato.

Una lunga scia di sangue – Secondo i dati Istat, sarebbero sei le morti sul lavoro in provincia di Livorno nel 2017, undici nel 2016. In Toscana 72 decessi sia nel 2016 che nel 2017. Dal 2010 a oggi in porto a Livorno si contano invece almeno sette morti. Il 15 giugno 2010 l’operaio albanese 38enne Dasonor Qallia, impegnato all’interno del cantiere navale Azimut Benetti, muore a seguito di una caduta in mare. Una settimana più tardi a morire vicino al Varco Galvani è invece il 46enne spezzino Francesco Ratti, travolto da un tubo di acciaio caduto da un forklift. Il 5 novembre 2011 il 43enne filippino Elson Abang, ufficiale di bordo della Laguna Swan, precipita nella stiva probabilmente in seguito a un malore. Il giorno dopo Angelo Bernardini, originario di Foligno, rimane schiacciato da un carrello elevatore durante un carico di cellulosa. Il 17 marzo 2015 il marittimo filippino Priscillano Inoc rimane invece schiacciato da un muletto mentre segue le operazioni di sbarco di un carico. Altra morte il 25 agosto 2015: l’elettricista napoletano Gabriele Petrone scivola nel bacino galleggiante della nave oceanografica “Urania“. Il 21 luglio 2016 in zona Alto fondale muore invece schiacciato da un forklift il camionista 60enne Mauro Filippi.

Rossi: “Mattanza di lavoratori” – Secondo Rossi “fatti come questi accadono non per fatalità ma per lassismo e noncuranza, di cui è responsabile anzitutto la classe dirigente, quella datoriale e quella che ha ruoli di direzione istituzionale”. Rossi ricorda l’impegno nel 2008 per l’istituzione dei comitati per l’igiene e la sicurezza nei porti: “Il protocollo è stato rivisto solo nel 2015 e ci sono state anche difficoltà e resistenze per rifarlo, soprattutto da parte dei datori”. L’atto è stato poi firmato a inizio 2016 ma dopo aver affrontato “lentezze e vischiosità”. Poi l’affondo: “Il comitato per l’igiene e per la sicurezza, che deve essere convocato dall’autorità portuale, non si è ancora mai riunito. Le cose non possono andare avanti così”.

Cgil, nel mirino Jobs act e “appalti – giungla” – Fabrizio Zannotti, segretario provinciale Cgil, dichiara al FattoQuotidiano.it che “è sempre più difficile contrattare con le aziende l’organizzazione del lavoro”. Le parole d’ordine per le ditte sono infatti oggi “mercato e produttività, con tutto ciò che ne consegue in tema di sicurezza”. Dito puntato contro il Jobs act: “Si denunciano sempre meno infortuni per paura di ritorsioni“. Sotto accusa anche “il progressivo frazionamento e la sempre più spinta precarizzazione del lavoro”, come il sistema appalti. “Una giungla: per arrivare al massimo ribasso si taglia spesso su costo del lavoro e sicurezza“.

Cisl: “Sì produttività, no minor sicurezza”. Uil: “Morti punta di un iceberg” – Con il FattoQuotidiano.it ha parlato anche il segretario provinciale Cisl, Giovanni Pardini: “Una maggior richiesta di produttività non può significare una minor attenzione alla questione sicurezza”.  Per Annalisa Nocentini, commissario della Uil livornese, “le morti sono solo la punta dell’iceberg: ritmi forsennati e tempi di consegna sempre più stringenti – dichiara al Fatto.it – stanno facendo aumentare incidenti gravi o invalidanti”. La Uil Toscana parla di “lunga scia di sangue” e invita a investire in formazione: “Alla base di tutto c’è la cultura della sicurezza, nelle scuole va agevolata”.

Unicobas e Usb: “Far rispettare le regole. Bollettino di guerra” – “Esistono precise norme di sicurezza che, se rispettate, ridurrebbero i pericoli al minimo ed eviterebbero quella lunga lista di incidenti, quel bollettino di guerra”, dichiarano il segretario provinciale Unicobas, Claudio Galatolo, e il coordinatore del settore porto, Massimo Mazza. Per Usb invece le cause sono “il peggioramento delle condizioni di lavoro, la moltiplicazione di appalti e subappalti e la mancata osservazione delle norme di sicurezza”.