C’è una faccenda di questa tornata elettorale che mi ha incuriosito e un po’ allarmato, di cui si parla (troppo) poco. È la storia della vittoria del centrodestra, annunciata, celebrata e ancora impugnata dai suoi esponenti nel dibattito che si trascina sui giornali e in tv a proposito della formazione di un governo. Quando Berlusconi e compagnia cominciarono a dirsene sicuri in campagna elettorale ho pensato alla solita fanfaronata tipica di quella fazione: una balla della serie “un milione di posti lavoro”, “non c’è nessuna crisi visto che i ristoranti sono pieni”, “trasferiamo seicentomila clandestini in un colpo”.

Poi sono arrivati i dati che davano al centrodestra un risultato variegato: modestissimo per Forza Italia, così così per Meloni & C, ottimo per la Lega (un 17% che resta comunque la metà della percentuale del primo partito), con un totale del 37%, con cui – sarà bene ricordarlo – non si governa neanche in un’assemblea di condominio. Ma i nostri eroi hanno continuato a dichiararsi vincitori.

E allora ho pensato a una sindrome psicologica assai diffusa presso i bugiardi seriali, i quali spesso, a forza di raccontare a tutti una balla, finiscono per crederci loro stessi confondendo la realtà con la loro costruzione fittizia. Ora la narrazione – chiamiamola così – della vittoria del centrodestra continua, prima in occasione dell’elezione dei presidenti delle Camere, con le indimenticabili performance di Brunetta, poi nelle schermaglie dialettiche in vista del conferimento dell’incarico per la presidenza del Consiglio, in cui il ruolo di protagonista è passato a Toti (non so se con gli stessi risultati del suo predecessore).

Allora mi sono convinto che non si tratta di un’inconscia confusione bensì di una precisa strategia comunicativa. Ma a cosa può mirare questo tipo di strategia? Non credo che gli strateghi del centrodestra siano convinti con le loro sparate di condizionare il Quirinale. Il Presidente della Repubblica è uomo troppo saggio e accorto per cadere in queste furbate. Piuttosto mi pare che si tratti di un modo per prepararsi al peggio. Se dovesse uscire un altro tipo di maggioranza, un governo frutto di un’alleanza che non contempla il centrodestra, allora tutte le balle sulla strombazzata vittoria del centrodestra potrebbero tornare utili. Servirebbero ai giornali, telegiornali e programmi televisivi amici (ce ne sono parecchi) per cominciare una campagna di lamentazioni indignate e di attacchi urlati al governo illegittimo, al mancato rispetto della volontà popolare, al golpe bianco e altre panzane di cui quelle testate sono indiscussi maestri.

Basterebbe riproporre lo stesso schema utilizzato con una certa fortuna per la caduta del primo governo Berlusconi del ’94, decisa dal suo alleato Bossi ma attribuita a Scalfaro e alla magistratura. Schema ripetuto per la  fine ingloriosa del governo del 2011, causata dal rischio di una bancarotta tremontiana ma descritta come una congiura tra Napolitano e Bruxelles. Insomma, visto che non c’è due senza tre, attenti alle balle, alle fake news che non arrivano solo dalla Russia. Ci sono anche quelle nostrane.