Un terremoto di magnitudo 3.7 con epicentro al largo di Brindisi, all’altezza di Ostuni, ha svegliato i pugliesi mezz’ora dopo la mezzanotte tra venerdì e sabato. Nessuna conseguenza, se non quella di scatenare la psicosi, diffusa sui social network, di una possibile correlazione tra il sisma e le trivellazioni nel mar Adriatico. Un’ipotesi scartata invece da Alessandro Amato, geologo e sismologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che a Ilfattoquotidiano.it spiega come la profondità dell’ipocentro, circa 28 km, e la distanza da Campo Aquila, la zona estrattiva più vicina, “portino a escludere una qualsiasi correlazione”.

In tanti tra gli abitanti della costa pugliese ricollegano la scossa al via libera del Consiglio di Stato alle attività di prospezione con la tecnica invasiva dell’air-gun, del 10 marzo scorso. Ma manca ancora l’adozione dei permessi di ricerca da parte del ministero dello Sviluppo e inoltre, precisa Amato, “con l’air-gun si possano registrare al massimo delle vibrazioni”. Quella al largo di Brindisi “è una zona poco sismica, stabile dal punto di vista geologico”, evidenzia il sismologo. La sorpresa della popolazione è quindi giustificabile. “Però – continua Amato – anche in queste aree, sia a terra nella zona della Murge come in mare, ci sono dei precedenti. Una sismicità di fondo c’è sempre”.

I due elementi che portano ad escludere un collegamento con le prospezioni sono la distanza dell’epicentro del terremoto (il punto in cui si registra il sisma sulla superficie terrestre) dalla zona estrattiva più vicina e la profondità dell’ipocentro (il punto nel quale ha avuto origine il terremoto al di sotto della crosta terrestre). La possibilità di un fenomeno sismico causato dall’attività estrattiva infatti esiste: sono i cosiddetti sismi indotti. “Sì, si possono verificare – conferma Amato – ma in quei casi c’è una vicinanza geografica tra l’epicentro e le trivellazioni, e la profondità è molto più alta: solo pochi chilometri sotto la superficie”.

Due condizioni che non ritroviamo nella scossa di questa notte: il terremoto “era distante almeno 50 km da Campo Aquila e a una profondità di 28 km”, sottolinea il sismologo. Anche la magnitudo dei sismi indotti è solitamente molto inferiore a quella registrato al largo di Brindisi, 3.7, e inoltre “quando si verifica una sismicità indotta – spiega sempre Amato – le attività di trivellazione sono molto più intense di quelle che si verificano nel mar Adriatico. È quello che succede, per esempio, in Oklahoma”, chiarisce, dove questo tipo di scosse sono molto frequenti.

Nel mare che bagna la costa brindisina invece, nonostante la presenza di Campo Aquila, in concessione ad Agip dal febbraio 1992, negli ultimi 26 anni non si sono verificati altri terremoti. E con la scossa non c’entra nulla neanche l’attività per la quale verrà utilizzata l’air-gun, la tecnica invasiva che consiste in scariche violente di aria compressa verso i fondali e da anni ormai al centro di un acceso dibattito. Due settimane fa il Consiglio di Stato ha rigettato i ricorsi presentati in appello dall’Abruzzo, dalla Puglia e dagli enti locali contro il decreto Via (Valutazione di impatto ambientale) relativo a due permessi di ricerca di gas e petrolio rilasciati alla compagnia inglese Spectrum Geo. La vicenda però non è conclusa: manca l’adozione dei due permessi da parte del ministero, dopo una relazione tecnica aggiuntiva. Permessi che risalgono al 26 gennaio 2011 e riguardano le aree da Rimini a Termoli e da Rodi Garganico a Santa Cesarea Terme.

In ogni caso, anche guardando al futuro, Amato precisa che “l’air-gun può provocare normalmente solo delle vibrazioni anomale che qualche volta registriamo anche con i sismografi. Ma queste vibrazioni hanno caratteristiche particolari e sono completamente diverse da un terremoto classico”. Il sismologo quindi esclude che “con l’air-gun si possano innescare dei terremoti forti”, anche solo come quello registrato nella notte al largo di Brindisi. Questa scossa, quindi, è da ascrivere semplicemente a una normale attività sismica. In quell’area, spiega Amato, “c’è una deformazione della placca Adriatica, nel blocco Apulo. Ci sono dei movimenti lenti e impercettibili, parte di un processo geologico che dura da centinaia di migliaia di anni”. Questa è la spiegazione del terremoto, mentre con trivellazioni o altre attività “io non vedo una correlazione”, conclude il sismologo Ingv.