Benvenuti a Ten Talking Points, l’unica rubrica che si autogenera anche durante le ferie dorate dell’autore. Altre considerazioni.

1.Il pareggio della Juve con la Spal è la notizia più clamorosa d’Italia dai tempi in cui Nardella a 16 anni indovinò la risposta alla domanda: “Dario, quanto fa 4 per due”?

1 bis. Contro il Real Madrid, andata e ritorno, la Juve non parte sfavorita. Come minimo ha il 50%. Forse il 51%. Se la gioca eccome.

2. Ha detto più bestemmie il Che Gue Sarri nei primi trenta minuti di Napoli-Genoa che Germano Mosconi in tutti i suoi fuorionda. Il Genoa di Ballardini è come Andreas Seppi: bravissimo a far giocare male gli avversari. Il Napoli ha sofferto le pene dell’inferno. Poi ci si è messa pure la sfiga e sono arrivati l’orrore di Allan, il palo (sesto in stagione) di Insigne e un altro palo (di Mertens). A quel punto il Commodoro Marxista ha buttato giù tutti i santi del sagrato. Il gol di Albiol non ha portato solo i tre punti: ci ha salvato dall’Apocalisse.

3. Mentre scrivo sto ascoltando Just One Night di Eric Clapton. È uno dei live più belli delle galassie. La sua chitarra, unita a quella di Albert Lee, fiammeggia con iridescenza inesausta. La vita è una merda quasi sempre, ma la musica giusta ti salva. Quasi sempre.

4. La Roma ha beccato il Barcellona, quindi è fuori al 90%. Ma non ha nulla da perdere e il terzo posto (o comunque mal che vada il quarto) pare in cassaforte. Un mese fa non era scontato. Di Francesco ha sempre lo sguardo di uno a cui hanno pisciato di notte sulla sella del motorino, ma a parte questo lo stimo molto.

5. Con la cinquina alla Sampdoria, l’Inter blinda la qualificazione alla Champions League, Icardi vince Mondiali e Pallone d’Oro, Gianni Riotta va a Palazzo Chigi e Severgnini in ciabatte cremisi alla Farnesina. Il Marchiano Spalletti ha già ritrovato l’amalgama: ora 37 vittorie di fila, fischiettando La vie en rose in celtico. Non li fermate più.

6. Il punto “3” non c’entra nulla, lo so, ma io qui faccio come mi pare. Se non vi sta bene, potete sempre leggere l’oroscopo politico di Claudio Cerasa.

6 bis. E comunque, quella volta, se non ricordo male Nardella rispose “Sette!”.

7. Faccio ancora fatica a parlare di calcio giocato e Fiorentina. Mi pare innaturale. Il ricordo della morte di Davide Astori è troppo fresco. Credo però che Pioli e i suoi giocatori lo stiano onorando nella maniera migliore. Onore a voi.

8. Ilicic mi è sempre piaciuto, anche quando a Firenze lo chiamavano “omino di legno” per i movimenti da Pinocchio pigro. Mazzarri ha finalmente trovato la sua ricetta preferita: perdere quattro volte di fila, magari già che c’è piangendo. Oddo soffre, il Sassuolo rifiata non meno del Cagliari. Pugnace Bologna contro una Lazio che paga un po’ l’impresa di Kiev.

8 bis. La Samp attuale è competitiva come la Lorenzin. Nei minuti finali il Benevento sconta sempre quella mattanza che visse il povero Opie in quella maledetta puntata di Sons Of Anarchy.

9. Gattuso signoreggia con fare ruspante e smargiasso. Non ha chance alcuna di quarto posto, perché farà al massimo un punto nel trittico golgotico Inter/Juve/Napoli, ma sta andando oltre ogni immaginazione. Ha detto che perdonerà Kalinic, ma se non lo facesse io starei bene lo stesso. Il Lusitano sta arrivando e Cutrone pare un piccolo Prescelto. Romagnoli è fondamentale (chiedere a Bonucci), ma lo è pure Calabria. Lampi di classe inesausta per Suso, anche se nelle sue interviste parla come uno che d’estate andrà di sicuro al Liverpool, già orfano di Coutinho (Barcellona) e presto di Salah (Real Madrid). Il giorno in cui se ne andrà sarò triste come quando Randy Ingerman disse no alla mia richiesta di trampling. Sob.

9 bis. Calhanoglu è stato ridestato da Gattuso come neanche i vecchini di Cocoon da quelle uova enormi.

10. Ci sono momenti, per quanto sporadici, in cui lo sport sa ancora trascendere e divenire epica. Per esempio Nibali alla Milano-Sanremo, ma non solo. È accaduto ieri a Doha, con il piccolo eroe fragile Dovizioso. Ed è poi capitato ancora alla sera, finale di Indian Wells, tra il mirabile Federer e l’oltremodo omerico Del Potro. La vittoria di Juan Martin andrà mostrata a scuola, come esempio di rinascita e fulgore. Quei due lì, ieri, non hanno giocato a tennis: sono stati generatori di bellezza pura. Sia dunque Lode.