Innocent Oseghale, uno dei nigeriani arrestati per l’omicidio di Pamela Mastropietro, la 18enne uccisa a Macerata e il cui cadavere è stato fatto a pezzi e messo in due trolley, avrebbe confessato il diletto. “Sono stato io e ho fatto tutto da solo“, queste le parole che, secondo Il Giorno, l’uomo avrebbe pronunciato in carcere. Oseghale viveva in via Spalato con una ragazza italiana, da cui ha avuto una bambina. Dopo il suo arresto, alla compagna, di nuovo incinta, è stato permesso di incontrare l’uomo in carcere a Marino del Tronto. Dalle intercettazioni dei loro colloqui, Oseghale avrebbe ammesso l’omicidio di Pamela e se ne sarebbe preso tutta la responsabilità, dichiarando di aver agito da solo. La Procura di Macerata, però, smentisce: secondo il procuratore Giovanni Giorgio, sono notizie “destituite di ogni fondamento“.

Sempre stando a quanto riporta Il Giorno, Oseghale avrebbe detto anche altre cose che sarebbero contrastanti con quanto confessato. Inoltre, il cadavere di Pamela è stato sezionato in maniera molto precisa e accurata e un uomo solo, in poche ore, non avrebbe potuto farcela. A rafforzare questa tesi anche il fatto che quando gli investigatori hanno fatto irruzione nell’appartamento di Oseghale non hanno trovato nulla fuori posto. Nessuna traccia di sangue, tutto perfettamente pulito. In seguito, grazie all’uso del luminol, sono riusciti a trovarle sul balcone, sulla lavatrice dove si trovava una coperta e nel soggiorno.

Secondo gli esiti della autopsia la vittima sarebbe stata prima colpita alla testa con un oggetto contundente o caduta su un corpo smussato mentre era intorpidita dall’assunzione in vena di eroina; poi accoltellata due volte alla base destra del torace con una lama a punta monotagliente penetrata fino al fegato. Per le accuse di omicidio, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere sono in carcere oltre a Oseghal anche Desmond Lucky, 22 anni, chiamato in causa da Oseghale come pusher dell’eroina per la ragazza, e Lucky Awelima, 27 anni, fermato a Milano mentre forse stava tentando di scappare; un quarto nigeriano è indagato a piede libero. I cellulari li collocano nella zona quel giorno e sono collegati tra loro da alcune telefonate.

I medici legali avevano confermato l’assunzione di eroina che tuttavia non le avrebbe causato un’overdose. L’esame del corpo ha trovato molte “interferenze” per il modo in cui il cadavere è stato smembrato, in parte scuoiato e lavato in maniera accurata “anche nelle regioni genitali”, in maniera tale da non lasciare segni di liquidi biologici che sarebbero stati preziosi per capire causa e dinamica della morte. Pratiche, scrivono i periti, che hanno lasciato sul corpo una “rilevante lesività post mortale”.