Dopo l’ondata di arresti e l’inizio dei processi nei confronti di decine di partecipanti ai “mercoledì bianchi” – le proteste individuali contro l’obbligo d’indossare il velo – dall’Iran arrivano altre notizie di donne perseguitate per il loro attivismo in favore dei diritti umani.

A Shar-e Rey, un’ex azienda per l’allevamento di polli alla periferia di Teheran riadattata a carcere, Atena Daemi e Golrokh Ebrahimi Iraee sono detenute nel reparto di quarantena, in condizioni inumane. Vi sono state trasferite poco più di un mese fa, da una prigione della capitale.

Atena Daemi sta scontando una condanna a sette anni di carcere per aver distribuito volantini contro la pena di morte e aver denunciato sui suoi profili social le centinaia di condanne a morte eseguite ogni anno nel paese. Golrokh Ebrahimi Iraee è stata condannata a tre anni per aver scritto una fiction (ancora in bozza e dunque mai pubblicata) sulla lapidazione delle adultere.


Nel reparto quarantena i contatti col mondo esterno sono estremamente limitati, il cibo è di cattiva qualità e da bere c’è acqua salata.

Lo stato d’intimidazione è permanente. Atena Daemi e Golrokh Ebrahimi Iraee possono fare una sola telefonata alla settimana, controllate  a vista da un secondino. Indossano gli stessi vestiti da oltre un mese e alle famiglie viene impedito di consegnare indumenti puliti. Alle altre detenute del reparto è vietato interagire o parlare con loro. Su ordine della direzione del carcere, tre condannate a morte le seguono passo passo, anche quando vanno in bagno o fanno la doccia.

Golrokh Ebrahimi Iraee è in sciopero della fame da oltre 30 giorni, in preda ai crampi muscolari, e contro la sua volontà viene alimentata per endovena.

L’avvocato delle due detenute ha presentato ricorso all’ufficio della procura di Teheran, sostenendo che il trasferimento nel reparto quarantena di Shahr-e Rey viola le norme sul trattamento dei prigionieri in base alla loro pericolosità. In quella prigione si trovano donne condannate per crimini particolarmente gravi e vi sono elevati tassi di violenza, problemi di salute mentale e tentativi di suicidio.

Il procuratore ha replicato affermando che il trasferimento è stato effettuato su suo ordine e che “non gliene importa” se sia stato legale o illegale. Il suo vice ha aggiunto che Atena Daemi e Golrokh Ebrahimi Iraee resteranno a Shar-e Rey fino al termine della pena.

L’immagine in evidenza è tratta dalla pagina Twitter di NCRIWomen’sCommittee