In questa tornata elettorale abbiamo una novità assoluta: il nome del candidato premier già sulla scheda. Una novità che però è sostanzialmente un abuso, dato che la prerogativa di scegliere chi dovrà formare il nuovo governo spetta al Capo dello Stato. Solo lui può decidere a chi assegnare l’incarico di formare un governo.

Sergio Mattarella, l’attuale Capo dello Stato, potrebbe perciò la prossima settimana, sorprendere tutti gli attuali pretendenti e dare l’importante incarico di formare il governo a persona terza, nemmeno parlamentare (come fece il presidente Napolitano nel 2011 con Mario Monti). Ovviamente il governo si formerà solo se questa persona riuscirà a mettere d’accordo una coalizione di partiti che si impegneranno a sostenere un programma gradito a tutti.

I sondaggi non danno nessuno dei partiti in competizione favorito a vincere con sufficiente vantaggio sugli altri per governare da solo. Quindi diventa concreta la possibilità che, ad evitare altri anni di sofferenza democratica dovuta agli eccessi di leggi approvate con maggioranze spurie e derivanti da leggi elettorali definite poi incostituzionali dalla Corte Suprema, il Capo dello Stato decida di cambiare completamente il campo dei giocatori dando l’incarico di governare ad una coalizione del tutto nuova, ma con al suo interno la necessaria esperienza e, soprattutto, con la necessaria volontà di rottamare davvero il malaffare che avvelena la nostra democrazia e non solo il vecchiume della politica come voleva ingenuamente Matteo Renzi.

Fino a pochi giorni fa la coalizione costruita da Berlusconi con la Lega di Salvini e a Fratelli d’Italia della Meloni per semplice convenienza partitocratica (utile soprattutto a lui per tornare a galla dopo i suoi guai) sembrava avere i numeri per vincere, ma ora, anche per le polemiche che lo stesso Berlusconi scatena allo scopo di prendere una posizione di vantaggio sugli alleati, sembra non avere più i numeri.

In teoria questi tre partiti rappresenterebbero ancora oggi la “destra” formale del nostro schieramento politico ma, dopo il riassetto avvenuto negli anni della nostra crisi (2011 – 2016) che ha visto in tutti e tre i partiti importantissimi cambi al loro vertice, molte cose sono cambiate e anche i partiti non sono più gli stessi. Quindi devono essere giudicati per ciò che sono oggi, non ieri.

Siccome tutti si attendono che il partito che conquisterà il maggior numero di voti sarà il Movimento 5 Stelle, il cui candidato premier, Luigi Di Maio, ha fin qui scelto di non coalizzarsi con nessuno, dato che probabilmente non otterrà dal voto una maggioranza sufficientemente solida per governare, lui dovrà (se Mattarella lo incaricherà) decidere con chi fare maggioranza. Scartando a priori il partito di Berlusconi (impresentabile) e il Partito Democratico di Renzi (diventato inaffidabile dopo la sua semi-dittatura di 4 anni) rimangono gli ex Pd di Liberi e Uguali che ha ottime individualità all’interno ed una linea politica attualmente molto conciliabile con quella del M5S, ma che difficilmente avrà voti sufficienti a colmare il vuoto.

Io vedrei quindi con favore una coalizione di governo di M5S con Fratelli d’Italia e Lega. La Lega è diventata di “destra”, cioè liberale, solo dopo che Bossi si è messo con Berlusconi. In origine era invece molto sociale, solidale con gli agricoltori, i lavoratori ed i piccoli imprenditori e infuriata contro “Roma Ladrona!”. Ma la sua base non è cambiata, è rimasta ancorata al territorio. Quindi molto popolare e molto meno populista (di fatto) dello stesso Berlusconi.

Anche Fratelli d’Italia, ora che è guidato dalla Meloni, ha grandi caratteristiche sociali e popolari. L’eredità del Partito fascista (nella sua base un poco è rimasta) è gestita molto bene dalla Meloni che sa esaltarne l’aspetto sociale piuttosto che il vanesio e tragico aspetto imperiale. Oggi sono molto più vicini al “sociale” la Meloni e Salvini che il Renzi capo partito e capo del governo. Il potere non gli bastava mai e ha finito per distruggere tutto ciò che gli altri prima di lui avevano costruito.

Non vedo differenze insormontabili tra le politiche sociali del M5S e quelle di FdI e Lega. Insieme potrebbero dare all’Italia quello che tutto il popolo si attende anche senza le sciagurate promesse fiscali di Berlusconi (per fare la Flat Tax dovrebbe smantellare interamente il welfare italiano (lui e la sua famiglia non hanno bisogno del welfare per sopravvivere, noi si).

La cosa più importante, l’unica che ci porterebbe veramente fuori dalla crisi e che potremmo ottenere già da queste elezioni, è l’onestà (in tutti i sensi) dei nostri politici. Ma questo è già, fin dalla sua nascita, proprio l’obbiettivo principale dei M5S. Finora, sia pure subendo qualche “colpo basso” dai suoi stessi iscritti, sono riusciti a tenere la barra dritta. Se Lega e FdI, si alleeranno con loro faranno altrettanto e si potrà finalmente arrivare ad un ricambio effettivo della nostra classe dirigente, non un semplice cambio di poltroni (non è un refuso!) ad occupare i posti di potere. E finalmente potremo tutti guardare con fiducia ad una Italia che riparte coi fatti, non con le vane parole.