Nel 2014, insieme ad un gruppo di attivisti del Movimento 5 Stelle, conobbi il centro di riferimento Lino Rossi e Luigi Matturri, mio professore di Anatomia Patologica del corso universitario di Medicina. Questo centro da oltre un ventennio si occupa in particolar modo dello studio del sistema nervoso autonomo nelle SIDS e nelle morti inaspettate dei feti; è stato per molti anni il punto di riferimento in Italia per l’applicazione della legge 31 del 2006 “Disciplina del riscontro diagnostico sulle vittime della sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS) e di morte inaspettata del feto”.

La morte in culla e la morte inaspettata del feto rappresentano uno dei maggiori problemi socio-sanitari e scientifici della medicina moderna, ancora irrisolto. La SIDS (Sudden Infant Death Syndrome), cioè la morte improvvisa di un lattante in cui non è stato possibile identificarne la causa, costituisce la più frequente causa di morte nel primo anno di vita, con una incidenza di circa uno su 700/1000 nati vivi; la morte inaspettata del feto ha un’incidenza di circa uno su 100/200 gravidanze.

Gli studi condotti su una casistica molto ampia pervenuta da tutte le regioni hanno permesso di evidenziare minute alterazioni di sviluppo di strutture, per lo più localizzate nel tronco cerebrale, spesso correlabili a fattori di rischio, quali il fumo di sigaretta materno in gravidanza, che possono chiarire il meccanismo patogenetico di queste morti improvvise. Nel 2010 la direzione generale della prevenzione del Ministero della Salute ha istituito un gruppo di lavoro allo scopo di redigere nuovi protocolli diagnostici in sostituzione di quello applicato dal centro Lino Rossi senza alcun accenno allo studio approfondito del sistema nervoso, la cui importanza emerge dall’esame della letteratura internazionale. Secondo una legge del 2014 ogni regione avrebbe dovuto inviare i dati ad una banca nazionale ma dal 2014 ad oggi nessuna regione ha fatto richiesta di potervi accedere e pertanto tutte le informazioni relative ai casi di morte inaspettata sia infantile che fetale avvenute a partire da tale anno sono andate perse. Ora il centro Lino Rossi ha scarse possibilità di sopravvivenza dato che prima si sosteneva con i contributi dei vari ospedali che inviavano i casi da esaminare.

Insomma come spesso succede in Italia quando una cosa funziona viene sostituito da altro che si ferma. C’è forse una volontà politica in tutto ciò? Non lo so ma sono contento che Vincenzo Gulisano, candidato del M5S in Regione Lombardia, che mi invitò nel 2014 ad ascoltare il professor Matturri abbia, sicuramente in modo condiviso, fatto inserire nel programma regionale lombardo di “sensibilizzare maggiormente i genitori all’applicazione della legge 31 del 2006 sulla sindrome della morte in culla (SIDS e SIUDS)”.

“La mia proposta è semplice, dice Gulisano, mantenere nel protocollo diagnostico le procedure introdotte dal centro di anatomia patologica di Milano denominato centro Lino Rossi che prevedono lo studio del sistema nervoso centrale”. So per chi votare in Lombardia domani, voi?