Ci sono cinque contribuenti davanti a noi. Il primo è un signore molto agiato, fa il notaio, ha appartamenti in città, al mare e in montagna. Dichiara un milione di euro. Il secondo, medico ospedaliero con studio privato, giunge a 100mila euro. Il terzo, operaio edile, dichiara ventimila euro l’anno. Poi un quarto, consulente con partita iva, non riesce ancora a superare gli ottomila. Il quinto signore è pensionato e arriva, con l’indennità di vecchiaia, arranca intorno a seimila euro annui. I nullatenenti e i nullafacenti, disoccupati da una vita, neanche hanno bisogno di essere inquadrati. Semplicemente non esistono.

Il centrodestra ha pensato di proporre una rivoluzionaria ricetta: si chiama flat tax. Se pagheremo meno, pagheremo tutti. Ciò che si risparmia in tasse sarà investito nell’economia reale. E la ruota finalmente girerà anche per gli sfortunati. Imponibile per tutti alla soglia minima dell’Irpef (23%). Cosicché il notaio, che sta benone, riuscirà a risparmiare 200mila euro l’anno. Il medico ospedaliero che s’aiuta con l’attività privata, si ritroverà con 15 mila euro in più. Scendendo col reddito, il risparmio si spegne. L’impiegato di fascia alta avrà un profitto pari a soli 760 euro. Poi un bel quadro di esclusi. All’operaio edile zero carbonella. Non parliamo del giovane consulente a partita iva o del pensionato. Niente di niente. I disoccupati non sono presi in considerazione.

Ma sia Salvini che Berlusconi assicurano al cento per cento che con questa rivoluzione fiscale si centrerà l’obiettivo di rendere più ricchi i più poveri. E noi ci crediamo pure!

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