di Luigi Manfra

La Tunisia ha 11,5 milioni di abitanti e 3,5 milioni di occupati, Il tasso di disoccupazione, in continua crescita negli ultimi anni, ha raggiunto alla fine del 2017 il 15,3 % della popolazione attiva, cioè 628mila unità, di cui ben 270mila sono laureati, soprattutto donne.

La prevalenza femminile nella disoccupazione intellettuale ha due cause fondamentali: una positiva le donne che si laureano negli ultimi anni sono più del doppio degli uomini; l’altra negativa espressione dalla discriminazione di genere, più o meno presente anche in altri paesi appartenenti non soltanto all’area nordafricana. Così scrivevo in un post sul Fatto on line ad aprile del 2017, mentre oggi vorrei prendere in esame la struttura occupazionale del paese per verificare in quali settori i giovani laureati senza lavoro potrebbero essere assorbiti in tutto o in parte.

Il settore dell’economia in cui i laureati potrebbero trovare sicuramente un impiego è l’industria manifatturiera che conta il 18,3% dell’occupazione totale, cioè circa 530mila addetti, per il quale si può fare una stima ottimistica dei laureati presenti nel settore, circa 50mila, se si utilizza il dato italiano del 2014 relativo all’industria manifatturiera che è pari al 10%.

Il settore dei servizi ha circa un milione e 800mila addetti, cioè il 52% del totale, ma dai dati statistici non è possibile ricavare la suddivisione tra servizi tradizionali, presumibilmente la grande maggioranza, e servizi moderni. Applicando una stima percentuale del 5%, la metà di quella utilizzata per l’industria manifatturiera, il personale laureato ammonterebbe a circa 75.000 unità che sommati a 50mila dell’industria fanno 125mila occupati con un titolo di studio superiore.

Discorso a parte va fatto per il settore pubblico che, con 870mila occupati di cui circa 230mila nelle imprese di proprietà pubblica, ha un numero di laureati percentualmente più elevato. Nel solo settore pubblico in senso stretto gli occupati con laurea di primo e secondo livello sono quasi la metà, cioè un po’ più di 300mila secondo i dati dell’ufficio statistico nazionale.

Considerando anche settori minori si arriva ad una stima di occupati con un livello di istruzione superiore pari al massimo a 500mila unità cioè il 15% degli occupati. Una prima considerazione di una evidenza immediata, alla luce dei numeri stimati, e che per dare lavoro ai laureati disoccupati bisognerebbe pensionare anticipatamente più della metà degli attuali occupati, proposizione chiaramente fuori della realtà.

A rendere la situazione dei giovani tunisini più grave è lo stato in cui versa il settore pubblico, che, potenzialmente, potrebbe assorbire il maggior numero di laureati. Ma negli anni che vanno dal 2010 ad oggi gli occupati nel settore sono già aumentati di quasi il 50% passando da 450mila a 639mila unità. Questo rapido e rilevante incremento, iniziato a partire dal 2011, anno della Rivoluzione dei gelsomini che ha dato l’avvio alla cosiddetta “Primavera araba”, è dovuto alle azioni dei governi, che si sono succeduti in quegli anni, che, in tal modo, hanno cercato di gestire il malcontento popolare con assunzioni di massa.

Il governo attuale, che ha già bloccato le assunzioni negli ultimi due anni, ha intenzione di incentivare un programma di esodo volontario dei funzionari pubblici più anziani che prevede la riduzione per i prossimi quattro anni, di 12mila unità l’anno, compensati parzialmente da cinquemila nuovi assunti più giovani. Questa misura, fortemente voluta dal Fondo monetario internazionale, che sta concedendo prestiti condizionati al Paese, ha un impatto molto modesto sul problema della disoccupazione intellettuale dei giovani tunisini che nei prossimi anni continuerà a crescere ulteriormente.

Ai giovani tunisini non resta, quindi, che lo sbocco dell’emigrazione sia verso l’Europa che verso i paesi arabi del Golfo. L’unica alternativa all’abbandono del proprio paese è rappresentata da un occupazione precaria nel settore informale dell’economia tunisina che, secondo le stime della Banca Mondiale, ha raggiunto dimensioni enormi, pari ad oltre il 50% del prodotto interno lordo.

La disoccupazione dei giovani laureati, ovviamente, non è il solo problema della Tunisia. Le recenti manifestazioni contro l’aumento dei prezzi di alcuni beni di largo consumo che nel mese di gennaio sono dilagate nel paese, commentate anche dai giornali italiani, sono il sintomo di un malessere che trova nella modesta crescita dell’economia e nella ineguale distribuzione del reddito le cause scatenanti e che non sarà facile contenere.

* Responsabile scientifico del Centro studi Unimed, già docente di Politica economica presso l’Università Sapienza di Roma