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Omicidio Jessica, don Rigoldi: “La conoscevo bene, si poteva salvare. Non era tossica e non vendeva sesso”

"È stata per un periodo nella nostra comunità, insieme al fidanzato Alessandro. Poi lui è andato in carcere per furto, a 18 anni, e lei è come impazzita", racconta il cappellano del carcere minorile milanese Cesare Beccaria che nella Comunità Nuova, da lui presieduta, ha accolto Jessica. "Quando gli adolescenti sono seguiti, anche i più difficili si possono salvare", ha aggiunto
Omicidio Jessica, don Rigoldi: “La conoscevo bene, si poteva salvare. Non era tossica e non vendeva sesso”
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Conoscevo bene Jessica, è stata per un periodo nella nostra comunità, insieme al fidanzato Alessandro. Poi lui è andato in carcere per furto, a 18 anni, e lei è come impazzita“. A raccontarlo a Panorama è Don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile milanese Cesare Beccaria che nella Comunità Nuova, da lui presieduta, ha accolto Jessica Valentina Faoro, la 19enne uccisa a Milano dal tranviere che la ospitava nella sua casa.

Jessica, dice Don Rigoldi, “non era tossica e non vendeva sesso”. Quando il suo ragazzo è finito in carcere, ricorda, “lei passava intere giornate sotto la finestra della sua cella, parlavano a gesti. Una cosa straziante. Ma ce la potevano fare. Perché quando gli adolescenti sono seguiti, anche i più difficili si possono salvare. Alessandro adesso mi ha chiesto di comprargli un abito scuro, al funerale di Jessica vuole essere elegante come un principe. E spero di essere io a celebrarlo”.

Le parole di don Rigoldi hanno in qualche modo un nesso anche con le indagini. Nella camera da letto del tranviere, gli inquirenti hanno trovato un foglietto scritto a penna dal presunto omicida, Alessandro Garlaschi: “Ciao bimba sai che tvb. E ci tengo un casino a te! (…) Ti lascio questi se proprio vuoi fare vuoi…fai. Spero comunque anche con me perché ti giuro e te lo scrivo sei dentro al mio cuore”. Un messaggio scritto solo poche ore prima del delitto del 7 febbraio, lasciato accanto a due plichi contenenti altrettanti giochi erotici.

Non solo, una settimana prima di essere uccisa, la ragazza aveva chiamato i carabinieri: i militari erano intervenuti nell’abitazione di via Brioschi, all’una di notte dell’1 febbraio. La 19enne avrebbe raccontato che, mentre dormiva, Garlaschi aveva tentato un approccio. La pattuglia intervenuta ha trovato la giovane per strada, “devo tornare di sopra a prendere i miei due zaini, non voglio rimanere più in quella casa“. I carabinieri erano saliti e in casa c’era solo Garlaschi. I militari avevano poi chiesto alla ragazza se avesse bisogno di una soluzione abitativa, ma la giovane aveva risposto che sarebbe andata da un’amica. A questo punto la pattuglia le ha detto di richiamare se avesse avuto ancora bisogno di aiuto e che, se lo riteneva opportuno, avrebbe potuto presentare una denuncia formale.

Elementi questi che, per il gip Anna Calabi, indicano un “chiaro interesse sessuale” del tranviere nei confronti di Jessica e che fanno ipotizzare che siano stati i continui rifiuti della ragazza a spingere il tranviere 39enne ad ucciderla e infierire con una quarantina di coltellate, prima di tentare di cancellare le prove e di disfarsi del cadavere. Garlaschi si trova ora in carcere con l’accusa di omicidio. Nel provvedimento in cui dispone la misura cautelare, il gip cita una relazione medico legale da cui emerge che la ragazza sarebbe stata colpita con 40 coltellate.

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