Che cosa accomuna Renzi e Berlusconi, Salvini e Di Maio? Semplice: una scarsa o nulla conoscenza della lingua inglese, come dimostrano i video pubblici nei quali i diversi leader parlano. A salvarsi, Paolo Gentiloni a parte, sono soprattutto le donne: Emma Bonino, ad esempio, ma anche Laura Boldrini e la quasi bilingue Virginia Raggi. Ad analizzare il grado di inglese di chi si candida a guidare il paese è stata l’American British Academy (start up specializzata in app educative). In un sondaggio condotto su 1000 studenti italiani, ABA ha inoltre rilevato che la maggior parte di quei giovani – a cui i nostri politici predicano l’importanza di fare l’Erasmus, padroneggiare le lingue e guardare all’Europa – ritiene in realtà che un ipotetico esame di inglese delle superiori sarebbe superato solo da Paolo Gentiloni, mentre Beppe Grillo, Nichi Vendola, Salvini e Berlusconi sarebbero per certo bocciati. Tutto questo nonostante il 90% degli intervistati ritenga fondamentale che un Presidente del Consiglio debba conoscere l’inglese. Ma vediamo i voti assegnati ai singoli politici.

Laura Boldrini (Liberi e Uguali): voto 7. Ha lavorato a lungo con le Nazioni Unite, rilascia sempre interviste in inglese ai media stranieri. Ovvio che la Presidente della Camera con l’inglese se la cavi più che bene.

Emma Bonino (+Europa): voto 7. L’inglese non è certo un ostacolo per la leader Radicale, grazie ai suoi incarichi come commissario europeo dal 1995 al 1999 e Ministra degli Esteri dal 2013 al 2014, ma anche a una laurea in Lingue e Letterature Straniere conseguita alla Bocconi di Milano nel 1972.

Paolo Gentiloni (Partito Democratico): voto 8. L’attuale presidente del Consiglio maneggia l’inglese più che bene, dote apprezzata, a quanto pare, nei palazzi della politica romana fin dagli anni Novanta.

Virginia Raggi (Movimento 5 Stelle): voto 8. Pronuncia perfetta e ampio vocabolario: la sindaca di Roma è forse la politica che più di tutti parla inglese in modo impeccabile.

Silvio Berlusconi (Forza Italia): voto 5. L’inglese è sempre stato un punto debole per l’ex premier. Legge con fatica discorsi scritti, come quando si rivolse in inglese al Congresso americano, e ogni tentativo di improvvisazione si rivela fallimentare. Indimenticabile la sua ode estemporanea alla bandiera a stelle e strisce che lanciò il tormentone nos only.

Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle): voto 5+. L’inglese del giovane leader pentastellato è zoppicante. Di Maio ha sempre risposto in italiano alle domande dei giornalisti stranieri. Unica occasione in cui si è messo alla prova con la lingua un discorso all’università di Harvard, letto con più di qualche inciampo.

Matteo Renzi (Partito Democratico): voto 5/6. Non si tira mai indietro davanti a un’intervista o a un dibattito in lingua. Ma l’inglese dell’ex Presidente del Consiglio è stato spesso preso di mira da media e social, soprattutto per la pronuncia non esemplare.

Matteo Salvini (Lega): voto 4. Il leader della Lega ha sempre evitato di esprimersi in inglese sia nella sua attività di europarlamentare che nei convegni internazionali. Fa eccezione un breve e incerto intervento sui terremotati a Coblenza, seguito da un lungo discorso rigorosamente in italiano.

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