“Marco Cappato sarà assolto. Sarò ingenua, ma confido sempre nell’intelligenza delle persone. Ho ascoltato anche il pubblico ministero Tiziana Siciliano, come ha affrontato le minime sfumature e il fatto che abbia chiesto l’assoluzione è stato un grosso passo nella direzione del rispetto della volontà di Fabiano, e di tutti noi cittadini. Cappato ha solo aiutato una persona a scegliere quello che voleva scegliere”. Valeria Imbrogno, fidanzata di Dj Fabo, in un’intervista a La Repubblica alla vigilia della sentenza prevista domeni 14 febbraio del processo a Marco Cappato, ricorda di aver promesso a Fabiano Antoniano che avrebbe vissuto anche la sua vita. Nel corso della requisitoria la procura ha chiesto l’assoluzione: “Mi rifiuto di essere l’accusa” aveva detto il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano.

“Qualche magistrato ha voluto procedere per forza e per il modo in cui è scritto l’articolo 580 forse non poteva farne a meno. Ma quest’articolo non rispetta la libertà che viene garantita alle persone dalla costituzione italiana” spiega. I pm avevano chiesto l’archiviazione per Cappato, ma il giudice ne aveva ordinato l’imputazione coatta per un reato che prevede una pena massima di 15 anni di reclusione sostenendo che non solo l’aveva aiutato, ma aveva “rafforzato” l’intento del 40enne, chje dopo un incidente stradale era diventato tetraplegico e cieco.

Sarebbe stato giusto che Fabiano morisse a casa sua, questo è il senso della lotta che ha condotto, ma alla fine è stata casa sua ad andare in Svizzera”. “Ora che non c’è più ho scoperto, dopo tanti anni con lui, la noia”, racconta Imbrogno. “Prima di andarsene, m’ha detto: ‘Non star male per me e per noi, ma vivi due volte. Ciò che non posso vivere più io, ti prego, vivilo tù. E così, anche se non ho voglia, magari lo penso e mi butto fuori. Mi manca ogni giorno, di vita so che non ne basterebbe una, la vita è un dono, e infatti in qualche modo ho in dono anche la sua”. Due giorni fa Cappato, imputato per aiuto al suicidio per aver accompagnato Antoniano in Svizzera, ha ribadito l’importanza del verdetto: “Mercoledì attendo una sentenza importante. Ho preferito non essere candidato per lasciare totalmente liberi i giudici che possono decidere una cosa rivoluzionaria, che il diritto all’autodeterminazione possa avere dignità costituzionale anche in questo Paese, per quelle persone sottoposte a sofferenze davvero insopportabili“.

Oggi l’esponente radicale dice di essere tranquillo: “Sono sereno perché sono consapevole di aver fatto tutto quello che era nelle mie facoltà. Ho fatto il mio dovere e sono determinato, qualunque sia l’esito del processo. Andrò avanti in ogni caso. Io spero che i giudici possano stabilire che la condanna con sanzioni pesanti dell’aiuto alla morte volontaria, senza nemmeno fare distinzioni se la persona è malata in maniera irreversibile e sottoposta ad accanimento terapeutico, è una violazione dei principi di libertà fondamentali – ha continua -. Oppure spero che il discorso venga rinviato davanti alla Corte Costituzionale: sarebbe una soluzione per rivedere finalmente una legge fatta durante il fascismo – continua Cappato – che non fa distinzioni per quanto riguarda la morte volontaria, a prescindere dalle condizioni della persona”.