Sono su un pullman partito da Roma e diretto a Macerata per una grande, gioiosa, ferma e pacifica manifestazione antifascista in risposta all’attentato del fascista Traini. “È il gesto di uno squilibrato senza connotazione politica”, ha immediatamente dichiarato Berlusconi, preoccupato dal fatto che Traini è stato candidato con la Lega del suo alleato Salvini. Ovvio: per gli avvocati di Berlusconi, non si può accusare di essere fascista uno che ha la testa rasata, i tatuaggi dei gruppi di estrema destra, fa il saluto romano, ha in casa le foto di Mussolini, Mein Kampf, la bandiera con la croce celtica, spara ai neri e istiga all’odio razziale in mancanza di prove. Berlusconi è poi tornato a lanciare i volti nuovi di Forza Italia (quelli vecchi li ha candidati il Pd).

Peggio ha fatto il ministro Minniti, che a caldo ha commentato: “A nessuno è consentito di farsi giustizia da solo”. Giustizia? È giusto punire i neri, che erano il piano di Traini? E per cosa? Per il colore della loro pelle? Per il loro essere stati costretti a migrare per fuggire alla fame, alle guerre armate dall’Occidente, alla desertificazione delle loro terre dovuta ai mutamenti climatici, dovuta quindi al nostro opulento stile di vita? Costretti a emigrare come tanti italiani che fuggono dagli stipendi da fame, dalla precarietà, dall’ingiustizia sociale prodotta dalle leggi votate dal Pd di Minniti (il Jobs Act, i voucher…) dal Pd di Minniti – allora di Bersani – insieme a Berlusconi (il pareggio di bilancio in costituzione, l’aumento dell’età pensionabile, lo sfruttamento delle false partite iva e degli ordinasti…)? Minniti deve aver pensato: “Non ci si fa giustizia uccidendo neri innocenti ma stipulando accordi con la Libia per rimandarli a morire in Africa”.

Il Pd e i 5 Stelle, dopo la tentata strage fascista, hanno invitato al silenzio. È il silenzio la reazione appropriata a un attentato fascista? E se l’attentatore fosse stato islamico, e avesse sparato agli italiani bianchi, saremmo rimasti in silenzio? Renzi e Di Maio avrebbero invocato il silenzio o la piazza?

Salvini, che faceva più fatica a dissociarsi essendo l’attentatore un candidato leghista e bodyguard di Salvini ai comizi a Macerata, ha dato la colpa alle vittime invece che all’attentatore. Ha ribadito che è colpa dell’aumento incontrollato dell’immigrazione (che in realtà è in diminuzione) e dell’aumento dei crimini (che in realtà sono in diminuzione pure quelli), dei femminicidi e della violenza sulle donne (compiuta nella stragrande maggioranza dei casi da maschi bianchi all’interno delle mura domestichedelle donne come la povera Pamela (che un italiano di pelle bianca ha pagato per prostituirsi, consentendole di racimolare i soldi per comprare la dose). Berlusconi ha spalleggiato Salvini dichiarando che “Ci sono 600mila immigrati che non hanno diritto di restare”. Calcolando che solo una piccola parte di chi arriva dall’Africa sa fare il bunga bunga.

Tutte le maggiori forza politiche, dal Pd ai 5 Stelle a Forza Italia, ci hanno costretto a vivere in una realtà rovesciata dove, dopo un attentato fascista, era “senso di responsabilità” invocare il silenzio invece della protesta. Lo stesso silenzio, lo stesso “appeasament”, l’accomodamento che i deboli governi dell’occidente invocavano come risposta al Nazismo nella seconda metà degli anni 30, convinti di placare così le mire espansionistiche di Hitler. Mentre Forza nuova prometteva la difesa legale all’attentatore fascista e con Casapound organizzava conferenze stampa e presidi in piazza a Macerata, mentre gli esponenti di Casapound imperversano sulle reti del Servizio Pubblico, il sindaco del Pd chiedeva agli antifascisti di non manifestare. Perché? Che pericolo rappresenta per il sindaco Pd l’antifascismo?

Desidero ringraziare quanti non sono arretrati di un passo. I pochi che, di fronte all’incomprensibile richiesta del sindaco del Pd di non fare una pacifica manifestazione antifascista in risposta a un attentato fascista, hanno ribadito la nostra volontà di manifestare in difesa delle vittime che siamo tutti noi: vittima è la repubblica vilipesa da un fascista candidato con la Lega che spara ai neri facendo il saluto romano e avvolgendosi nel tricolore. Grazie alla Fiom che ha detto che avrebbe partecipato alla manifestazione nonostante le minacce del prefetto e di Minniti, le cui pressioni hanno indotto – incredibilmente – la Cgil, l’Anpi, l’Arci e Libera a ritirare la loro adesione. Grazie a Potere al popolo! Che ha aderito alla manifestazione e ha organizzato da subito decine di pullman per Macerata da tante città italiane. Grazie a Vauro, a Moni Ovadia, a chi ha pubblicamente dichiarato che sarebbe sceso in piazza nonostante il divieto e invitando tutti a fare lo stesso perché nessuno, nemmeno il ministro dell’interno, può vietare una pacifica manifestazione antifascista in risposta a un violento attentato fascista.

È stato grazie a questa resistenza se oggi la manifestazione è stata autorizzata, se Minniti ha dovuto rimangiarsi le sue minacce, se altri che non avrebbero partecipato in presenza di quell’assurdo divieto potranno oggi essere a Macerata con noi che ci saremmo stati comunque. Grazie a chi ha disobbedito al Pd per obbedire invece alla Costituzione antifascista, antirazzista, pacifista.

Siamo partiti da Roma con nove pullman organizzati da Potere al popolo! Grazie a chi è salito a bordo. I candidati e i militanti della lista, i militanti dei centri sociali, ma non solo: questi pullman sono pieni di iscritti all’Anpi, all’Arci, a Libera e alla Cgil. Sono pieni di gioiosi, fermi, orgogliosi antifascisti.